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Moby
Hotel
2005
MUTE
di Valentina Prencipe
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Quando si parla di Moby, non si sa mai esattamente in che categoria piazzarlo. A meno che non lo si identifichi con “musica da pubblicità”, non saprei esattamente come chiamarlo. La sua “Lift me up” era in uno spot ancor prima che “Hotel” fosse disponibile nei negozi! Ma anche se è la colonna sonora di uno spot di quelli martellanti, trasmessi troppe volte al giorno, è bella da sentire! Pare che per ‘Hotel’, Moby si sia lasciato volutamente influenzare dal suono degli anni ’80, che tanto sta tornando di moda in quest’ultimo periodo. Sembra anche, quanto meno a leggere alcune delle interviste che Moby ha rilasciato di recente, che il debito maggiore sia quello verso la new wave dei Joy Division di Ian Curtis. Moby un genio? Forse no, ma quanto meno è un maestro nel miscelare il suono delle chitarre alle diavolerie più ingegnose e tecnologiche che si possono impiegare per fare musica. Ed è così che ha creato pezzi come le belle “Beautiful’ e ‘Spiders’. Nei suoi precedenti lavori, Moby ci aveva abituato a campionature di canzoni di altri artisti, a voci prese in prestito da altre creazione e poi “frullate” per il giusto tempo. Per “Hotel”, invece, Moby ha deciso di liberarsi degli ospiti più o meno ingombranti e ha lasciato che fosse la sua propria voce il centro e filo conduttore del disco. Per non farsi mancare nulla, ecco anche il suono di pianoforte e del rock malinconico in stile Coldplay & Cloni in ‘Raining Again’. Tra le tracce lente, più intime, troviamo anche ‘Temptation’, che mi è piaciuta decisamente più di “Forever”, che credo si lanci un po’ troppo nel mistico. Insomma, le tracce lente hanno una marcia in più: sono avvolgenti, e in un certo senso anche più incisive di quelle martellanti e finto-grintose. Moby non te lo immagini proprio come un personaggio grintoso: basta guardarlo! Voglio dire, è tutto testa in movimento!! Quindi non è necessario che sfoderi atteggiamenti da finto-leone-arrabbiato. Molto meglio quando si concentra sulla sé, sulla sfera del suono che descrive meglio quello che uno prova rispetto a quello che vorrebbe apparire.
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02/04/2005 -
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