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David Bowie
David Live (reissue 2005)
1974
EMI
di Renzo Stefanel
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Prima delle due ristampe che allietano i fans del Duca Bianco: due live ormai introvabili (l’altro è “Stage”) ritornano sul mercato, in una edizione deluxe con nuovo missaggio di Tony Visconti e scaletta riportata all’originale. Chi ne guadagna di più è proprio “David live”, cronaca del tour Usa 1974, dopo “Diamond dogs” e prima di “Young americans”, registrato al Tower di Philadelphia tra l’otto e il tredici luglio di quell’anno, titolo da sempre poco quotato nella discografia del ragazzo di Brixton. Il motivo era la trasandata registrazione, ad opera di Keith Harwood (che, risvolto noir, morì qualche anno dopo schiantandosi in auto sullo stesso albero che era costata la vita a Marc Bolan), che costrinse Tony Visconti ad azzardati equilibrismi in fase di missaggio. Tanto per dirne una, le voci dei coristi furono sovraincise. Bowie stesso liquidò il disco in modo tagliente nel 1977: “Dio, quel disco! Non l’ho mai ascoltato. La tensione che contiene deve essere come i denti di un vampiro che ti arrivano addosso. E quella foto di copertina! Mio Dio, sembra che io sia appena uscito dalla tomba. Che è proprio come mi sentivo. Quel disco avrebbe dovuto chiamarsi David Bowie Is Alive And Well And Living Only In Theory”. Ma il digitale, si sa, fa miracoli, e dai vecchi nastri Visconti oggi è riuscito a restituire al disco lo splendore di quell’antico live. Oggi scintilla ciò che ieri era opaco, e il risultato è un signor disco, che documenta la progressiva fascinazione di Bowie per la musica nera e aggiunge “Space Oddity” e “Panic in Detroit” a quanto già edito. Affascinanti le versioni di “The width of a circle”, “The Jean Genie” e “Aladdin sane”, alquanto differenti dagli originali. Inoltre, solo qui sono reperibili la superba cover di “Knock on wood” e l’autografa “Here today, gone tomorrow”, inspiegabilmente esclusa da “Young Americans”. Un risultato che compensa l’indubbia mancanza delle immagini di quello che fu forse il più spettacolare tour di Bowie, un vero e proprio musical sui temi della decadenza del mondo occidentale: ma forse quelle non le avremo mai. Repertorio tratto in gran parte dai tre album di studio glam (“Ziggy Stardust”, “Aladdin Sane” e “Diamond dogs”) riscaldati dal fuoco del soul. Gran disco, e mica solo per fans: this is rock’n’roll history.
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29/03/2005 -
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