|
Finalmente, dopo tre anni, “Songs For The Deaf” ha un seguito! E’ un momento davvero importante per i Q.O.T.S.A., anche perché questa volta Josh Homme è un uomo solo che deve trovare un equilibrio all’interno delle tensioni diverse che logorano la sua anima inquieta di rock and roller. Dave Grohl, come previsto, è andato via: al suo posto, alla batteria, Joey Castillo. Nick Olivieri, il prodigioso bassista è stato cacciato via da Homme dopo un litigio: troppe le divergenze artistiche fra i due. Mark Lanegan ha collaborato al disco, ma forse era troppo distratto dalla sua carriera solista, e la sua presenza non incide più di tanto. Malgrado tutto questo, il disco è valido e possente, uno dei pochi album che tiene alta la fede in un hard rock di sostanza e di impatto, e i Q.O.T.S.A. sono ancora uno di quei gruppi che vale la pena ascoltare. La prima parte del disco è quella con le migliori trovate sul piano compositivo: “This Lullaby” è una ballata acustica struggente, che vede come protagonista assoluta la vocalità roca e distante di Mark Lanegan, “Medicator” invece spara elettricità e distorsioni a raffica, mentre “Everybody Knows That You Are Insane” è più raffinata, e vede una grande interpretazione di Josh Homme alla chitarra e alla voce. “Tangled Up In Plaid” è di certo uno dei brani migliori del disco, quello che ricorda più da vicino le ballate surreali di “Songs For The Deaf”. Di nuovo Mark Lanegan alla voce su “Burn The Witch”, un brano elettrico fortemente bluesato che ospita Bily Gibbons, degli ZZ Top, alla chitarra elettrica. “In My Head” è carica di energia contagiosa, ma il vero piccolo capolavoro è “Little Sister”, il nuovo singolo dei Q.O.T.S.A., un brano dotato di un crescendo irresistibile che - con quelle chitarre serrate e quei cori lancinanti - indirizza la band verso un proto punk di grande caratura. “I Never Came” è una “slow ballad” davvero ben arrangiata, che ti entra dentro, che crea scompiglio nelle tue certezze, che è dotata di un “groove” che attanaglia, che ti obbliga ad un ascolto ripetuto ed attento. Da adesso in poi l’album diventa cupo, perde in freschezza compositiva, le rock ballads diventano incubi elettrici cadenzati e martellanti. “Someone’s In The Wolf” è rigorosa, incalzante, in perfetto stile hard rock teutonico primi anni settanta, dello stesso approccio si nutre “The Blood Is Love” metallica e volutamente irritante. “Skin On Skin” è a metà strada fra i primi Kyuss di Josh Homme e gli ultimi King Crimson di Robert Fripp, mentre “Broken Box” è un rock and roll elettrico decadente e malato. Tutta da gustare invece “You Got a Killer Scene There, Man”, una ballata elettrica gotica, oscura, il terzo pezzo interpretato da Mark Lanegan, che cerca una strada all’interno di un percorso reso intricato dalla chitarra di Josh Homme, mai tanto perfida. Il brano vede la collaborazione ai cori di Shirley Manson, la cantante dei Garbage e di Brody Dalle, la cantante dei Distillers. “Long Slow Good-Bye” è una “country ballad” elettrica e sognante, quello che serve per i saluti finali. “ Like A Drug” è una ballata malinconica che echeggia i Doors di Jim Morrison, è una “bonus track” disponibile solo nell’edizione che ha in allegato un dvd che vede i Q.O.T.S.A. impegnati in sala di incisione e in brevi apparizioni dal vivo.
|