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Album d’esordio per questo gruppo romano di “garage rock” e di “proto punk”, una band vista all’opera di recente dal vivo che ci ha lasciato un’ottima impressione. The Intellectuals in realtà sono un duo, composto da Guitar Boy e Drum Girl, e gli danno sotto che è un piacere. Se la formula scelta li accomuna molto ai White Stripes, musicalmente sono il risultato di influenze diverse, in particolare i Ramones. Non è infatti un caso se una delle “cover” presenti sull’album è proprio “Commando”, che di quella band è stato uno degli “hit” più memorabili. Il disco è una scheggia impazzita di materiale bollente, è aspro e ruvido quanto basta, é urlato fino all’inverosimile, volutamente sporco e assolutamente “lo-fi” nei suoni e negli arrangiamenti. Si parte con i “riffs” indiavolati di “Donut”, un brano di pregevole fattura, molto veloce e acido, di certo un buon biglietto di visita per la band, poi ancora “Homer”, “Wizard Of What” e “Obsession” che scorrono via sulla stessa linea, scorticati e graffianti. “Soul Food” è anarchia e rumore, gioia e catarsi, non è azzardato un paragone ai suoni dell’avanguardia punk newyorchese della fine degli anni settanta, bands come Contortions, D.N.A. e Teenage Jesus And The Jerks. Con “Black Mail” e “Fish ‘N’Chips” torna in primo piano il rock and roll, ma è sempre condito da venature psichedeliche e da interpretazioni schizoidi, mentre “All Right” e “Gotta Move” (altra “cover” di pregio) fanno in modo che anche le radici blues degli Intellectuals vengano allo scoperto. Altro brano molto convincente è “Super Ego Rollin’ Stompin’”, con quelle impennate di ritmo e con quelle chitarre così maltrattate, strofinate e ribelli. Deliziosa poi sul finale “The Girl, The Cows & The Country”, una ballata che schizza l’occhio al country folk e ci spruzza su un po’ di energia elettrica. Insomma torna a rivivere l’”underground” degli anni settanta, si mescola con il punk, si nutre dell’entusiasmo e dell’energia di band come questa, come le Motorama e i Cactus. Non possiamo che dirci felici.
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