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Un doppio cd dal vivo destinato ai palati più sopraffini e ai cultori di un hard rock ad alta caratura, che si tinge di blues e strizza l’occhio al funky. In questa occasione Glenn Hughes, indimenticato vocalist e bassista sia con i Deep Purple che nei Black Sabbath, si circonda di una band composta dal grandissimo J.J.Marah alla chitarra solista, da Ed Roth alle tastiere e da un inatteso Chad Smith, dei Red Hot Chili Peppers, alla batteria. Tutti ottimi musicisti, molto noti nel circuito rock USA, l’ideale per offrire una sorta di rivisitazione “live” dei suoi brani migliori. Si parte con il crescendo incalzante di “Can’t Stop The Flood”, si acquista velocità e spericolatezza su “Higher Places”, un brano nuovo di ottima fattura, poi le chitarre si fanno poi più riflessive e lancinanti su “Written All Over Your Face”, altra primizia assoluta, una “slow ballad” dal sapore epico ed ancestrale. Ancora “Medusa”, dai tempi di “Trapeze”, un brano che mette in risalto l’ottima impostazione vocale di Glenn Hughes, perfettamente a suo agio anche con ambientazioni funkeggianti, poi “Wherever You Go” tambureggiante ed aggressiva come si conviene e “Seafill” incantevole, con una lunga “intro” chitarristica da far accaponare la pelle, che precede i vocalizzi altisonanti del buon Hughes. Il secondo disco si apre con l’esecuzione di “Coast To Coast” un brano che disegna orizzonti lontani ma perfettamente raggiungibili dall’ugola metal per eccellenza, ancora alle prese con una “slow funky ballad”. E poi subito dopo, ecco ancora una scheggia dal passato, il basso ventrale di “First Step Of Love” un brano incandescente che ha marchiato in maniera indelebile il cuore di tanti “hardrockers”. Non poteva di certo mancare in questa antologia un pezzo come “Mistreated”, la “super ballad” strappa budella dei cuori infranti, rivitalizzata da Hughes che si lascia andare ad acuti tanto lancinanti che ad ogni ascolto mi mettono in crisi con il resto condominio. “Gettin’Tighter” e la splendida “You Keep Movin’”, sono tratte dal periodo Deep Purple e vengono fuori le radici blues dell’anima di Glenn Hughes. Da segnalare ancora “Change” ed un prezioso gioiello acustico intitolato “The Healer”, una ballata lenta da brividi che non guasta e che è stata sapientemente inserita su questo “live” di alta qualità, che preannuncia il tour di Glenn Hughes che fortunatamente farà tappa anche qui da noi, in Italia. Un concerto da non mancare!
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