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Estetica
Megahertz
2004
Mescal
di Enrico De Turris
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Daniele Dupuis, in arte Megahertz, con il suo disco d’esordio ripropone un sound tipico degli anni ottanta e molto vicino alle sonorità dei francesi Air e dei tedeschi Kraftwerk omaggiati con Mini Calcolatore (cover della loro Pocket Calculator datata 1981). Da buon polistrumentista Megahertz si costruisce il disco tutto da solo facendo abbondante uso di campionatori e sintetizzatori tutti assolutamente analogici e quindi dalle sonorità molto vintage: elementi questi che conferisco, nonostante la totalità dell’elettronica presente, un tono “caldo” al suono complessivo. Tra campionamenti ed influenze più o meno palesi, i dodici brani dell’album fluttueggiano leggiadri dalla disco vicina ai moderni remix di stampo più “commerciale” (Pinocchio), a sonorità più ricercate, scure ed acide (Dangerous Place) che ricordano i Chemical Brothers. Contaminazioni rock progressive (come le chitarre di In The Corner) o la cover di David Bowey (Space Oddity) danno al disco un respiro più ampio di quello che di “primo acchitto” potrebbe sembrare. L’uso del Theremin poi (strumento suonato senza essere toccato ma semplicemente “interferendo” con un campo magnetico prodotto da una antenna come nel brano L’Eleganza), di cui Megahertz si può definire uno dei pochi veri studiosi in Italia, rende bene l’idea della passione per l’elettronica e della cura messa nella ricerca dei suoni attuata per questo lavoro, dove nulla è lasciato al caso.
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14/03/2005 -
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