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Bright Eyes
I’m Wide Awake, It’s Morning
2005
Saddle Creek Records
di Giancarlo De Chirico
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Nuovo album per i Bright Eyes di Conor Oberst, un “songwriter” davvero molto interessante e particolare. Proviene dalla scena “indie” americana, non è molto conosciuto, ma possiede l’abilità di un maturo Bob Dylan quando si tratta di raccontare storie e di metterle in musica. Il disco racconta di un breve soggiorno newyorchese di Conor e i ritratti dei luoghi e delle persone assomigliano a tanti piccoli acquarelli musicali, hanno la familiarità degli appunti di un diario e la piacevolezza di preziose “pop songs” offerte in dono a chi ascolta. Nonostante la presenza su qualche brano di arrangiamenti orchestrali la registrazione rimane decisamente “lo-fi” e questo album può essere considerato come un delicato gioiello acustico, forse il momento migliore della carriera di un “folk singer” di certo abile a convogliare disillusione, rabbia, tristezza e riflessioni politiche in un arco di canzoni mai banali, tutte da ascoltare e che vengono assimilate sempre meglio e di più ad ogni ascolto. “At The Bottom Everything”, per esempio, è un piccolo capolavoro, sia negli arrangiamenti che nelle liriche, mentre “We Are Nowhere And It’s Now”, “Another Travellin’ Song” e “Land Locked Blues”, altre splendide “folk ballads” in chiave metropolitana e moderna vedono anche l’apporto vocale della non dimenticata e sempre brava Emmylou Harris. “Old Soul Song (For The New World Ortder)” ci regala atmosfere rarefatte e sospese, “Lua” invece è un incanto, minimale ed acustico, musica nuda, scarna ed essenziale, raramente così bella. Altra ballata pregevole, dalle potenzialità di un “hit single” è “First Day Of My Life” che ti rimane in testa per ore, che ti riconcilia con il mondo. “Poison Oak” è un pezzo acustico di buona fattura, mentre “Road To Joy” è più complessa negli arrangiamenti, una sorta di “art pop” raffinato. Album fortemente consigliato.
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10/03/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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