|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
...And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Source Tags & Codes
05/06/2002
Interscope/Universal
di Claudio Biffi
|
|
Quante volte avete comprato un disco di vecchio vinile (al buio) solo perchè vi piaceva la copertina? A me è capitato spesso e nonostante gli sforzi delle major per far risultare più appetitive le confezioni dei CD, l’emozione era di tutt’altro tipo e forse “Source Tags & Codes” avrebbe risvegliato queste sensazioni. La copertina un po’ barocca ricorda Traspass dei Genesis, il contenuto è qualcosa di diverso che va oltre lo stereotipo delle uscite post punk o alternative degli ultimi mesi. Dopo i due dischi di esordio seguiti con interesse dalla stampa specializzata i T.O.D. stanno diventando una band di culto del circuito indie a partire dalla loro biografia che i quattro ragazzi texani di Austin hanno sostituito con un testo sui rituali Maya, a cui hanno dedicato i loro studi di antropologia. La loro musica trae origini essenzialmente dal punk ma anticipa quello che gruppi già affermati come White Stripes, B.R.M.C. e Strokes hanno portato alla ribalta commerciale sul revival modaiolo del vintage rock. L’ambientazione decisamente barocca e gotica di “Source Tags & Codes” evoca forme sonore molto più complesse e ricercate dove si ritrovano maestri del genere come i Tool o i disciolti Smashing Pumpkins. “Una chitarra elettrica che penzola dalle mie ginocchia mi da appena la forza per riprendere fiato…” sono alcuni dei versi di devozione amorosa per il rock’n’roll contenuti in “Relative Ways” forse uno dei brani più belli del disco dove cuore e rabbia fanno trasparire quello che i T.O.D. riescono a dare nelle loro apparizioni dal vivo dove in un continuo crescendo vengono distrutti gli strumenti alla fine del concerto. Questo rituale, già caro a vecchi gruppi come gli Who, per il cantante Conrad Keely è essenziale per la band in quanto unisce quella linea ideale che separa l’essenza dell’uomo da quello che c’è realmente all’interno dello strumento e ne permette la compenetrazione più profonda. A parte le considerazioni filosofiche e antropologiche del gruppo il risultato dal punto di vista musicale è buono e le 13 canzoni sono ben arrangiate con l’utilizzo persino dell’orchestra e di una sezione di archi che troviamo in “Moonsoon” (ricorda le sonorità dei primi dischi degli U2) a sostenere la furia delle chitarre, il tutto trascinato dalla voce un po’ urlata di Conrad Keely. Un tributo al rock degli anni ’90 lo troviamo in “Another Morning Stoner” e in “Homage” dedicata all’altro gruppo texano degli “At the Drive In” che ha segnato la storia del punk hardcore e in prospettiva futura per i T.O.D. si preannuncia un lavoro a tutto campo con la nascita di una fanzine che vivrà separatamente dai progetti discografici e di un video con la struttura di un cortometraggio composto da tre canzoni che hanno una loro sequenza logica ma che possono essere viste come tre clip separate. Ne sentiremo sicuramente parlare in futuro di questi quattro ambiziosi texani.
|
|
05/06/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|