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Nuovo disco, e finalmente un album, per la band di Lou Poster, vocalist e chitarrista, Donovan Roth, chitarra basso, e Jason McKiernan, batteria. Loro sono i Grafton, originari di Columbus, Ohio un terzetto di malintenzionati, tipi davvero poco raccomandabili, ostinati epigoni di un marchio indelebile, quello di un punk-rock d’annata, duro a morire. Non aspettatevi qui le piacevolezze del “new punk” dei Blink 182 o dei Good Charlotte. No, questi fanno sul serio, questi picchiano, menano duro! Si discostano anni luce dalle icone video delle ultime generazioni di giovani americani, non gli importa di piacere, oppure no. Non gliene frega niente dello “star system” e delle classifiche dei dischi. Mettono in musica quel che conoscono, quel che sperimentano, quello che hanno da dire, si fanno nuovi amici, qualche birra, e qualche ragazza, finchè dura! Si parte con il potenziale ”anthem” disperato e furente di “I’ve Been Looking ”, si prosegue poi con la rabbia incontrollata di “Sinker” e di “Pour Like It Rains”, a viso aperto e a velocità folle contro tutte le contrarietà della vita. Radici blues, calde, ben conficcate nel terreno, animano l’esecuzione di “Sumbitch”, un brano elettrico di una potenza devastante, come raramente capita di ascoltare. Altro capolavoro e brano simbolo dell’aggressività permamente, marchio di fabbrica dei Grafton, è “The Day They Ran Us Out Of Town”, schegge di chitarrita impazzite, suoni volutamente ossessivi e perversi che subito dopo però lasciano nuovamente spazio al blues con una gustosa esecuzione di “The Captain And Big Muskie”. Ma è solo un momento di pausa. Sì perché “Down The Road” è un brano che potrebbe fare impallidire e lasciare a bocca aperta gli Stooges, è energia pura, è metallo bollente, è punk primordiale, è l’estasi del rumore! Da segnalare poi l’heavy blues elettrico di “Slowpoke”, altro bel pezzo davvero, e il punk fulminante di “Visible Signs”. L’album si chiude con il punk and roll viscerale di “Fine, Good, Go” che non lascia spazio alcuno a sentimentalismi appassiti, e con “Lord Baltimore” una ballata elettrica di buona fattura e sapientemente bluesata. Disco da possedere ad ogni costo!
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