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Dopo aver faticato un bel po’ riesco ad avere tra le mani il nuovo disco dei Mando Diao “Hurricane Bar”, nell’edizione giapponese con due bonus tracks e un video extra, visto che in Europa, eccetto la patria svedese del gruppo, il disco non arriverà prima della metà di Marzo. Posso dire già da ora che sarà uno dei migliori dischi del 2005, e sentiremo parlare spesso di questo gruppo, nonostante sia abbastanza giovane. La formula è chiara, partire da dove si erano fermati col disco d’esordio “Bring’em In” e proseguire il discorso che stavano portando avanti a suon di beat, Beatles e garage rock; già il disco d’esordio era abbastanza melodico e pieno di idee e di spunti presi dalla musica del passato (per intenderci Animals, Kinks, Stooges), forse un po’ rozzo ma vitale ed entusiasmante per l’adrenalina che dava ma questo seguito è confezionato meglio e già al primo ascolto appare meno grezzo e più curato. Nessun timore però perché questo quintetto svedese non cede alle regole del business musicale e non si snatura con un cambio di suono e identità, anzi ci va giù duro con un album dove nessuna canzone è fuori posto tanto da farti rimettere il cd nel lettore appena finisce l’ascolto. Un suono solido fatto di chitarre grezze, un basso pulsante e un organo hammond molto vintage, ricche melodie che richiamano la classica atmosfera sixties, piccole oasi acustiche e ispirazioni beatlesiane, due voci che si alternano e si incastrano in cori e coretti yeah yeah yeah, tutto questo fa la felicità di chi cerca di trovare nel presente musicale l’ottima musica del passato senza cadere nel già sentito. Tutte le melodie sono ben costruite, con strutture armoniche semplici ed efficaci perchè dopo appena un ascolto vengono già mandate giù a memoria, e non è da sottovalutare il fatto che questo giovane gruppo con soli due album sulle spalle già ha una proprio suono caratteristico e un tipo di canzone che è un marchio di fabbrica; “You Can’t Steal My Love” e “Clean Town” sono due esempi di quello che sto dicendo, un’atmosfera del passato con tanto di clap clap di mani e melodie classiche, mentre “Cut The Rope” apre il disco come un manifesto musicale: l’accordo iniziale è quello di “Hard Day’s Night” ma poi la canzone vira verso i territori e le caratteristiche dei Mando Diao, ritmo, coretti, furia da garage rock per una canzone che non dura nemmeno due minuti e non suona affatto punk. “God Knows”, con degli ottimi cori costruiti, dà la carica con quel modo urlato di cantare e quel tappeto di hammond sotto chitarre grezze, mentre per pensare a “Added Family” basta immaginare gli Animals e i Beatles che suonano insieme in una jam. Con “Ringing Bells” c’è anche una pausa semiacustica molto dolce cha fa pensare a Paul McCartney, ma dura giusto un attimo perché si torna a respirare energia con pezzi come “This Dream Is Over” o “All My Senses”, dove c’è anche un assolo di organo molto bello; la ballata “Next To Be Lovered” è un capolavoro, con quella base di chitarra acustica e organo cui si sommano dei delicati e sognanti arpeggi e dei cori efficaci nel ritornello, così come la bonus track finale “Jeanette” è efficace nel flirtare con i cori gospel nella coda finale. Insomma il giudizio è molto positivo perché spesso alla seconda prova diversi gruppi si sono smarriti; i mando Diao no e hanno fatto anche meglio, “Hurricane Bar” è un disco che vale la pena di acquistare, solido e melodico garage beat che sancisce la conferma di questi giovani ragazzi, che peraltro sarà possibile vedere in Italia a metà Aprile con date a Firenze Bologna, Milano e Roma.
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