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Gli Athlete sono un gruppo originario del sud di Londra, si sono formati agli inizi del duemila e hanno fatto da gruppo spalla a gente come Mansun, Polyphonic Spree e Electric Soft Parade, fino a firmare un contratto con la Parlophone e debuttare nel 2003 con l’album “Vehicles & Animals”, un disco abbastanza orientato all’indie rock che ha riscosso un buon successo. Pochi giorni fa è uscito l’atteso seguito “Tourist”, e ci sono dei cambi di rotta a mio avviso di una certa importanza. Le undici tracce del disco sono infatti tutte potenziali singoli, ballate con una struttura di piano e chitarra acustica su cui si innestano poi dei maestosi archi nei crescendo e negli strumentali; al primo ascolto pensi subito ai Coldplay, anche perché il cantante Joel Pott ricalca molto il modo di cantare di Chris Martin anche nel timbro della voce, e tutto sommato credi che sia un prodotto ampiamente già sentito che non ha nulla da dire ed aggiungere al panorama inglese attuale. Poi però concedi un altro ascolto, ed un altro ancora, e ti accorgi che queste canzoni sono belle, ben suonate, con diversi elementi che caratterizzano il loro suono; per esempio cominci a notare i giochi vocali di “If I Found Out”, le maestose aperture melodiche alla Mercury Rev di ”Chances”, gli usi accennati di batterie campionate di “Tourist” e le ricchezze melodiche di “Trading Air” . Alla fine il disco ti conquista ed emerge la vera identità di questo gruppo che sa scrivere ottime pop songs con arrangiamenti orchestrali, Coldplay e Mercury Rev, o Embrace e Flaming Lips se preferite. L’inizio di “Chances” e “Wires” ti fa credere di avere tra le mani un disco di Chris Martin, così come “Street Map”, mentre ci sono anche episodi un po’ scialbi come “Half Light”, che anche dopo molti ascolti sa di abbastanza banale e già sentito, e “Modern Mafia” in cui ci sono chitarre distorte e dopo un buon inizio col piano elettrico ritmato si perde nel ritornello che fa molto Matchbox Twenty, come a dire che scrivere pezzi più chitarristici non è il pezzo forte di un gruppo portato essenzialmente per le canzoni delicate, acustiche e malinconiche. “Wires” è il primo singolo estratto, e a sentirlo è molto piacevole, anche se per il tipo di canzone e il modo di cantare ti ritornano in mente inevitabilmente i Coldplay, e questo forse è il maggiore limite degli Athlete che ascoltandoli distrattamente sembrano dei tentativi di emulare canzoni come “Trouble” o “The Scientist”. Ad ogni modo un altro pezzo interessante è “If I Found Out”, con un refrain molto accattivante e l’uso di sintetizzatori a tessere ad accompagnare una melodia molto ben costruita, e poi ci sono quei giochi vocali dei cori che conferiscono alla canzone una certa dignità artistica; “Trading Air” assieme a “Chances” sono indubbiamente di buon livello, con quel piano che ricama sulla trama di chitarre acustiche fino all’ingresso di moderati tappeti di sintetizzatori, per una canzone che ti fa venire subito la voglia di riascoltarla. Il disco si chiude con “I Love”, una ballata acustica un pezzo delicato che chiude degnamente un disco molto gradevole che saprà ripagare coloro che non si soffermeranno al primo ascolto ma sapranno andare oltre il primo impatto che esso procura.
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