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The Bassholes
Bassholes
2004
Dead Canary Records
di Giancarlo De Chirico
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Alle radici del country blues con l’energia e la carica del migliore punk rock d’annata, un disco che ti mette in comunicazione diretta con chi lo suona e che ti fa percepire esattamente la natura vera, lo spessore e perfino il colore del sangue che scorre nelle vene dei Bassholes un duo americano originario dell’Ohio e composto da Don Howland, ex Gibson Brothers, chitarra e voce, e da Lamont “Bim” Thomas, batteria. Sono in giro nel circuito indipendente dal 1992 e hanno all’attivo già due album “Long Way Blues” e “When My Blue Moon Turns Red Again”. Lui, Howland è un padre di famiglia ed insegna in una Scuola Media. Non aveva quindi tutto il tempo necessario a formare una band, ma soltanto una forte passione dentro che spingeva per uscire e tante canzoni da regalare. Da qui la formula molto pratica ed il profilo decisamente “low-fi” scelto dalla band che arriva però adesso alla pubblicazione di un nuovo album, con nove brani scritti, arrangiati e cantati da Don Howland, più alcune sorprese davvero gustose che consistono in citazioni “blues” e “traditional” tanto insolite quanto importanti. Si parte con “Broke Down Engine” una incisione dal vivo di un vecchio brano di Blind Willie Mc Tell, un bluesman forse poco noto ai più ma che, insieme a Lightning Hopkins, ha esercitato una influenza decisiva sul professor Howland. Di tutto rilievo poi l’arpeggio acustico di “Daughter” e le note malevoli e oscure di “Fascist Times” che precedono l’esecuzione di un’altra pregevole “cover”, quella “Caravan Man” di Lew Lewis, durante la quale quale si viene catturati dal lungo, straniato e quanto mai ipnotico intervento della chitarra elettrica di Derek Di Cenzo che - insieme a Lou Poster dei Grafton - è uno degli “special guest” di questo album. Molto bella una ballata oscura e drammatica intitolata “Bridgett”, un piccolo capolavoro acustico, ben interpretato dalla vocalità intensa di Howland. E ancora la riproposta di un classico come “John Barleycorn” che risale ai tempi del proibizionismo, del divieto di consumo di sostanze alcoliche , le parole sono quelle, l’arrangiamento è diverso e mirabile, una sorta di “punk acustico” serrato e travolgente. L’album si chiude con “Heaven And Hell” degli Who, uno dei pezzi preferiti da Howland e con una straordinaria “Dingleberry Jam”, la “summa” dell’approccio bluesato del “punk and roll” voluto dai Bassholes, una band da tenere d’occhio e che avremo la fortuna di vedere presto qui da noi in Italia per alcune date.
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07/02/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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