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Martin Stephenson & the Daintees
Gladsome Humor & Blue
1988
London
di Francesco Donadio
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Eterna promessa dell'etichetta-scuderia Kitchenware (Prefab Sprout, Kane Gang), il poeta-sognatore Martin Stephenson è stato finalmente messo sotto contratto da una major per questo suo secondo LP, susseguente al fondamentale Boat To Bolivia dell'86. Sempre in bilico tra il miglior pop di marca britannica e il folk statunitense, l'artista di Newcastle ha rinunciato ai francesismi e ai ritmi serrati che comparivano sul disco precedente, per dare vita ad atmosfere più intimiste, infuse di un sottile velo di tristezza. Vengono in mente Leonard Cohen (Me and Matthew), oppure il primo Dylan (There Comes A Time), ma la verità è che Stephenson possiede una voce personalissima, una delle più belle uscite dall'Inghilterra negli ultimi anni, e il suo stile compositivo subirebbe un torto se venisse messo a confronto con quelle che sono, chiaramente, le sue influenze; certo è che, se proprio volete saperlo, Gladsome… non regge completamente il confronto con Boat To Bolivia, che personalmente ritengo più completo, più ispirato e ricco di trovate: Stephenson si è forse spostato un po' troppo verso l'America, e verso un tipo dio malinconia bucolica che nel primo LP lasciava spazio a scoppiettanti pezzi pop e ballate alla francese. Nel contempo, le sue liriche si sono fatte sempre più raffinate e geniali, piccoli acquerelli che descrivono memorie infantili e situazioni interpersonali di cui, con buona probabilità, altri songwriters troverebbero alquanto imbarazzante cantare. In definitiva, un ottimo disco.
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31/01/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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