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“Questa è una canzone semplice con un messaggio d’amore molto importante. Se non la conoscete siete capitati nel posto sbagliato”: sono le parole di Ringo Starr che precedono l’ultimo pezzo di questa antologia tripla, “With A Little Help From My Friends”. In effetti questa frase racchiude molto bene il senso e l’atmosfera di questo disco live, amici che si riuniscono per suonare della sana musica per il puro piacere di farlo, amici ben noti e di caratura mondiale: Jack Bruce, Clarence Clemons, Billy Preston e Gary Brooker solo per fare alcuni nomi. Questa raccolta comprende brani estrapolati da diversi concerti tenuti in tutto il mondo tra il 1989 e il 2000, con diverse formazioni della All Star Band di Ringo, suonati all’aperto o in club; pezzi noti e meno noti, ma di grande livello artistico e suonati alla grande. Il rock’n’roll la fa da padrone, ed è la base da cui si parte per arrivare al pop, al soul e anche al rhythm’n’blues; ma andiamo con ordine. Tre dischi intensi ed entusiasmanti, i primi due molto vari come atmosfere, nel primo spicca il rock’n’roll di “Honey Don’t” cantato da Ringo, energico e sostenuto da un piano martellante, e il New Orleans style di Dr. John con “Iko Iko”; il soul di Clarence Clemons con “Quarte To Three” e Billy Preston con “Will It Go Round In Circles” è davvero entusiasmante, e la performance vocale del pianista è sopra le righe: ottima voce soul che calza a pennello con la situazione. Si segnala anche Joe Walsh degli Eagles con due pezzi, “Life In The Flesh Lane” e l’intramontabile “Desperado”, chiude il primo disco Ringo con “You’re Sixteen” e “Photograph”. Inserisci il secondo disco nel lettore ed è subito Lennon con “I’m The Greatest”, cantata da Ringo, ma è un disco molto vario e c’è spazio per tutti i generi e gli artisti: rock blues con Randy Bachman (“Takin’ Care Of Business”), country (“Act Naturally”, ancora Ringo), rock’n’soul (Max Cavaliere con “People Got To Be Free”), rock (“American Woman”, cantata dall’ex leader dei Guess Who Burton Cummings e introdotta da una versione acustica chitarra e armonica, molto blues). Tutto scorre che è un piacere in nome del rock’n’roll e delle sue diramazioni nere, ma è con il terzo cd che arrivano i pezzi da novanta: Jack Bruce, ex bassista dei Cream, canta “Sunshine Of Your Love”, il batterista dei Bad Company “All Right Now”, e anche se non arriva ai livelli del grande Paul Rodgers fa comunque una figura nient’affatto male. I momenti migliori non sono finiti, e infatti assistiamo ad una commovente versione di “All By Myself”, cantata proprio dal suo autore Eric Carmen, e ad uno dei più grandi pezzi della storia del rock, “A Whiter Shade Of Pale”, successo mondiale dei Procol Harum e riproposta qui dal leader Gary Brooker. L’intro di organo è di quelli che subito riconosci e ti porta indietro col tempo a sognare quei favolosi e nostalgici anni sessanta, fatti di sonorità hammond e beat: il momento più riuscito il di tutta l’antologia a mio parere. Chiaramente c’è anche il momento Beatles con i due pezzi più famosi cantati da Ringo, e cioè “Yellow Submarine” e “With A Little Help From My Friend”, rispettivamente all’inizio e alla fine del disco. Ci sono molti altri artisti e brani oltre quelli citati (Peter Frampton o il compianto John Entwistle solo per citarne alcuni), ma li lasciamo scoprire piano piano al fan, al nostalgico o all’intenditore di buona musica che sicuramente troverà questa antologia ben suonata e ben messa in scaletta.
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