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Ad un anno e mezzo si distanza dall’eccellente “No Treasure But Hope”, i Tindersticks pubblicano un nuovo album. Il disco si intitola ironicamente “distractions” (volutamente in minuscolo) ed è altrettanto bello ed intrigante, ma risulta molto diverso dal lavoro precedente.
La band di Nottingham, guidata da Stuart Staples, mette da parte quell’ atmosfera ottimistica ed ariosa che aveva caratterizzato positivamente l’album del 2019. Infatti in questa occasione i Tindersticks riflettono amaramente sul destino del mondo : i suoni risultano ovattati, oscuri e minimali e sembra quasi che la band non abbia più tanta voglia di raccontare. Solo sette brani all’interno del disco, fra i quali tre ”cover”.
Ma la qualità del lavoro non si discute, a partire dall’eccezionale giro di basso di “Man Alone (Can’t Stop the Fadin’) “, una composizione lunga, cupa ed inquietante. Bellissima anche “I Imagine You”, quasi uno “spoken word” disperato e dalle tonalità gravi, con la voce di Stuart Staples che sembra provenire da un universo distante. I Tindersticks continuano a sperimentare sonorità diverse ma, in questa occasione, preferiscono togliere invece che aggiungere. Stessa cosa accade nelle “cover” : “A Man Needs A Maid” , di Neil Young, viene trasformata in una ballata lenta ed intimista, “The Lady With The Braid” di Dory Previn assume una base ritmica sintetica , arricchita dai suoni inquietanti delle tastiere, mentre su ‘You’ll Have To Scream Louder” , dei Television Personalities, i Tindersticks danno prova delle loro capacità e trasformano il pezzo in un potenziale singolo dell’era più buia, con un “remix” fantastico , fatto per agitarsi sfrenatamente, tutto da ballare. Mi ha commosso invece l’esecuzione di "Tue-Moi", uno dei pezzi nuovi, una ballata lenta, un pezzo struggente, per piano e voce, eseguito in francese, dedicato alla tragedia del Bataclan a Parigi.
Il disco si chiude con “The Bough Bends”, una lunga ballata di quasi dieci minuti che unisce allo “spoken word” di Stuart Staples le note di un’elettronica ossessiva, decisamente “dark”, con una sezione ritmica che fa di tutto per dileguarsi dal contesto. Un album volutamente chiuso ed introverso, ma che ancora una volta dà prova di una musicalità raffinata e di una originalità indiscutibile.
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