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Razorlight
Up All Night
2004
Mercury
di Giancarlo De Chirico
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Vengono da Londra e sembrano essere loro - insieme ai Libertines - la risposta inglese agli Strokes, il gruppo americano che dicono aver inventato i nuovo stilemi per il rock and roll . In realtà nessuna delle band sopra citate ha scoperto niente, e neanche i Razorlight fanno eccezione. Quello che convince di loro invece è l’energia che sprigiona dal disco e insieme la capacità e l’azzardo di suonare proprio come gruppi illustri protagonisti di un recente passato senza temere gli inevitabili paragoni e confronti. “Leave Me Alone” e “Rock And Roll Lies” sono delle vere e proprie cavalcate elettriche, energetiche e veloci in puro stile Strokes. “Vice” invece è una ballata gradevole, melodica e felicemente ispirata, con una buona chiave ritmica, mentre “Up All Night” la “title track” è dotata di un crescendo accattivante che mette in luce la ottime capacità vocali di Johnny Borrel. “Which Way Is Out” , “Rip It Up” e la stupenda “To The Sea” sembrano pezzi usciti fuori dall’armadietto dei ricordi dei Television di Tom Verlaine, e ancora “ Don’t Go Back To Dalston” è una canzone scritta contro l’abuso di sostanze stupefacenti, è ricca di ritmo, é piacevolmente trascinante e ti coinvolge al primo ascolto con quel suo “refrain” di pregevole fattura. “Golden Touch” e “Fall, Fall, Fall” sono delle ballate melodiche davvero molto belle, mentre “Stumble And Fall” ha l’energia del punk inglese melodico ed ispirato, stile New Model Army o primi U2. Il brano più significativo è però “In The City” che suona come il punk decadente newyorchese degli esordi, sembra un po’ come se i Velvet Underground di Lou Reed e John Cale si fossero messi d’accordo con la Patti Smith di “Horses” e avessere lasciato la loro pesante eredità al giovane Borrel, principale “songwriter” nonché leader incontrastato dei Razorlight. Da ascoltare con attenzione, senza dimenticarsi di andare ad individuare radici e fonti di ispirazione.
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11/01/2005 -
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