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Esce nel mese di Dicembre 2004 un disco edito nel 1974. 30 anni fa, eppure suona ancora attuale, con quelle contaminazioni tra blues, rock, pop e persino reggae (la cover di “I Shot The Sheriff” di Bob Marley); l’aggiunta di un secondo disco con materiale live risalente al 1974 non può non fare gola al fan come al cultore della buona musica che oggi è sempre più difficile trovare. Collochiamo innanzitutto questo disco nel proprio contesto: esce nel 1974, annunciato come la rinascita di un artista finito nel giro dell’eroina e della droga e artefice già di due grossi album come l’omonimo “Eric Clapton” del 1970 e “Layla”, con Derek and Dominos. È un periodo difficile per Clapton: osannato tanto da leggere sui muri inglesi “Clapton is God”, è comunque in un periodo della sua vita abbastanza fragile, il successo, il passato dei Cream, l’uso e l’abuso di sostanze illegali e una fama di bluesman che cresce sempre più. Eric affronta un periodo buio durante il quale tuttavia escono i due album sopra citati, ma è dopo questo momento che arriva un periodo di maggiore tranquillità, preludio a 861 Ocean Boulevard. È un disco bello, dai sapori southern e blues, stradaioli e gospel, di un periodo in cui il blues era la musica da ascoltare e da suonare assieme al rock, la musica dei figli dei fiori. Pezzi come “Give Me Strength” sono difficili da dimenticare, una chitarra slide che taglia l’aria sotto un tappeto di caldi hammond, e quella voce di “slowhand” Clapton così pacata e rilassata, come la quiete dopo la tempesta delle droghe; la rockeggiante “I Can’t Hold On”, così sporca e così blues nella struttura, la bellissima ballata “Let It Grow”, delicata e melodica tanto da ricordare i Creadence Clearwater Revival più puliti o addirittura il George Harrison del White Album; “Motherless Children”, suonata come l’avrebbero fatto gli Allman Brothers (e in effetti qui lo stile chitarristico ricalca in modo evidente quello di Duane Allman). Tutto sembra in equilibrio, e il disco si chiude con due bombe southern, “Steady Rollin’ Man” e “Mainline Florida”, perfette per essere ascoltate on the road lungo le sconfinate strade delle distese americane, con quel suono così “roots”, sporco e sanguigno. Fin qui il disco del ’74, ma nella versione De Luxe compaiono anche cinque tracce registrate durante le sessioni della preproduzione del disco, ma è materiale già uscito nei cofanetti Crossroads volume 1 e 2; la vera sorpresa è il secondo cd, quello con materiale bonus live. Qui infatti c’è un intero concerto inedito, registrato nel Dicembre 1974 all’Hammersmith Odeon di Londra; la band che accompagna Clapton è la stessa del disco in studio, e cioè George Terry alla chitarra, Jamie Oldaker alla batteria, Dick Sims all’organo e Carl Radle al basso, più Yvonne Elliman e Marcy Levy ai cori. La scaletta prevede “Smile”, “Let It Grow”, “Can’t Find My Way Home” ( il celebre pezzo suonato coi Blind Faith), una versione di otto muniti di “I Shot The Sheriff” e “Tell The Truth”, dall’album con Derek and Dominos. E poi ancora “Badge”, “Layla”, “Little Wing” di Jimi Hendrix e un trittico blues da far tremare: “The Sky Is Crying/ Have You Ever Loved A Woman/ Ramblin’ On My Mind”, già presente però su Crossroads volume 2 ma comunque da sentire e risentire per capire cosa sia il blues. La qualità audio è ottima, così come questa versione doppia di uno dei capolavori di Clapton. Raccomandato a tutti quelli che avrebbero continuato a scrivere sui muri di Londra “Clapton is God” (e non).
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