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Feist
Let It Die
2004
Polydor
di Giancarlo De Chirico
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Un gran bel disco questo secondo album di Feist, inizialmente una prode punk and roller, poi passata ad accompagnare il cabaret elettrico di Gonzales, e ancora segnalata ai cori nell’ultimo album dei Kings Of Convenience. Si dice che abbia diviso l’appartamento con la sconsiderata Peaches, e pare che sia vero, ma non c’è stato di certo nessun contagio nella impostazione musicale. Feist si trova perfettamente a suo agio in una miscela di jazz folk elettrico, condita da momenti dance e da aperture alla funky music. A volte sembra tornare ai tempi degli Swing Out Sister, ma lo fa con garbo e delicatezza, e il tutto risulta quanto mai raffinato e gradevole, con le grandi doti vocali di Feist in evidenza. “Gatekeeper” il brano di apertura denota subito personalità e classe, poi “ Mushaboom “ ti mette addosso tanta voglia di ballare il tip-tap, mentre “Let It Die”, la “title track”, è una canzone d’amore triste e sofferta ma di grande spessore. “One Evening” è il brano guida dell’album, cattura al primo ascolto, grazie al suo interno “groove”, alla sua eleganza, a quel “refrain” accattivante, è un potenziale singolo, estremamente ben confezionato. “Leisure Suite” è una ballata morbida ed avvolgente con una spruzzata di funky, “Lonely Lonely” è invece una “slow ballad” dalle atmosfere rarefatte e sospese. “When I Was A Young Girl” è quasi un brano “a cappella” che mette in risalto la voce pura e cristallina di Feist su una base delicatamente percussiva in una struttura armonica country folk. “Secret Heart” è un brano firmato da Ron Sexsmith che lei però interpreta con raffinatezza e con gusto, mentre “Inside Out” dei Bee Gees è sì un ritorno alla disco music ma è fatto con tanta classe. “Tout Doucement” è una deliziosa “cover” di Juliette Greco eseguita in francese con grande eleganza e chiude l’album “Now At Last”, una ballata romantica per soli piano e voce, che riassume al meglio le atmosfere morbide e raffinate del disco.
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04/01/2005 -
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