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“Guess who's back, back again Shady's back, tell a friend”… ma al quarto giro e quarto album, la prima sensazione è che Marshall Mathers, in arte Eminem, si sia ripetuto una volta di troppo. Come subodorato, infatti, “Encore” è esattamente quanto espresso dal titolo, un “bis” di fattura leggermente inferiore al precedente “The Show”, che già per suo conto era una brutta copia del “Marshall Mathers LP”, l’album del 2000 che lanciò il fenomeno, che creò la formula vincente e che a tutt’oggi resta uno dei vertici dell’hip-hop bianco e non solo. Em e Dr.Dre, supervisore di “Encore” come del resto di tutta la carriera del bianco rapper di Detroit, hanno preferito tornare a giocare sul sicuro; purtroppo però stavolta il singolo d’apertura “Just Lose It”, le cui liriche sono una innocua parodia di Michael Jackson, è un mezzo flop, a differenza dei corrispettivi presenti sui precedenti album (nell’ordine: “My Name Is”, “The Real Slim Shady” e “Without Me”) che gli erano tutti superiori quanto a verve e brillantezza. E, parlando di “formula”, anche su “Encore” c’è l’ormai consueto pezzo melodico con campionatura più o meno celebre: “Like Toy Soldiers”, con sample del quasi omonimo brano di Martika, se non è a livello dell’ormai storico “Stan”, è comunque di livello ben più alto di “Sing For The Moment” (con banalissima presa in prestito di “Dream On” degli Aerosmith) inclusa su “The Show” e – sono pronto a scommetterci su la casa – si avvia a diventare uno dei pezzi monstre del 2005, quando uscirà come singolo - ed uscirà, stiamone certi. Capita poi, con “Encore”, di subire l’effetto dejà vu, per la presenza di cose che praticamente si erano già ascoltate su “The MM LP” e “The Show”, e della cui riproposizione non si sentiva l’esigenza. E’ il caso, ad esempio, di “Evil Deeds”, in cui Em si scaglia contro il padre usando una cantilena alla “Kill You”, e di “Puke”, il cui testo potrà far felici intere scolaresche di terza media, ma che dalle mie parti fa solo venire voglia di spingere il pulsante “skip”. -------------------------Epperò la stroncatura che tengo in canna stavolta non ne vuol proprio sapere di esplodere, perchè…. Perché: a) Eminem è uno dei più talentuosi rappers che ci rimangono, specie dopo l’uscita di scena di Jay-Z: sentirlo rimare su “Never Enough” e “Big Weenie” (che non sono neanche due brani trascendentali) è una vera delizia. Perché: b) fortunatamente, stavolta Em e Dre hanno deciso di abbandonare quei burinissimi heavy-raps alla Kid Rock che avevano imbrattato anche un album altrimenti impeccabile come “The MM LP”. Perché: c) Eminem è un grande cantastorie, come emerge ad es. da “Yellow Brick Road” in cui rievoca i tempi in cui, teenager, prese a cuore un misconosciuto album degli X-Clan (“To the East, Blackwards”, andiamo tutti a riascoltarcelo…). Perché: d) la lenta ninnananna alla figlia Hailie dal titolo “Mockingbird”, che si temeva essere un piagnucoloso rap buonista alla Jovanotti, è in realtà sobrio, cinico e spietato, come da miglior Eminem (e a dimostrazione cito parola per parola a beneficio degli anglofoni le impietose strofe finali: “And if you ask me to daddy's gonna buy you a mockingbird / I'ma give you the world I'ma buy a diamond ring for you / I'ma sing for you / I'll do anything for you to see you smile / And if that mockingbird don't sing and that ring don't shine / I'ma break that birdie's neck / I'd go back to the jeweler who sold it to ya / And make him eat every carat, don't fuck with dad / Ha ha!”). E perché poi: e) in conclusione di disco, c’è anche “One Shot 2 Shot”, un pezzo corale con i D-12 dal piglio “gangsta” dal ritmo irresistibile che farebbe venire voglia di scuotere le gambe anche ad un pezzo di legno - e con un fantastico incipit del rapper Bizarre (“Security's gone, I'm trapped in the club / And I'm tryin to run and get my motherfuckin gun / (Nigga what about yo' wife?) Nigga fuck my wife / I'm tryin to run and save my motherfuckin life”) che mi ha ricordato il memorabile attacco dell’Ice Cube di “Straight Outta Compton”. . -----------Per questi ed altri motivi quindi, “Encore” per la stagione 2004-2005 è ancora una proposta accettabile e, a tratti, esilarante, da parte dell’autoproclamato “nuovo Elvis” della scena musicale, che ancora per un po’ resterà intoccabile nel suo status di grande icona pop degli anni ’00, grazie anche ai galloni conferitigli dall’odierna controcultura grazie all’invettiva anti-guerra qui contenuta “Mosh” (e che però è un pezzo deboluccio e - si sente - licenziato in gran fretta). Ovvio, però, che al prossimo giro Eminem qualcosa dovrà cambiare. Produttore (Dr.Dre), magari?
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