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DOVES
The Last Broadcast
30/05/2002
Heavenly/EMI
di Claudio Biffi
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Dopo due anni dall’uscita del bellissimo LOST SOULS, il terzetto di Manchester si ripresenta sulla scena con la forza della sana new wave anni ’80 alla Echo and the Bunnymen o della poetica di Joshua Three egli U2. Gli ampi spazi rappresentati dalle visioni fotografiche di deserti o di spiagge nelle giornate di pioggia dove vagano le anime in cerca di pace rappresentano il viaggio intrapreso dai Doves nel loro LAST BROADCAST. Dopo un inciso di un minuto e mezzo “Words” con i suoi riff di chitarra, forse già sentiti nell’ultimo lavoro degli Embrice, apre la strada ad un coro intimo e struggente che induce l’ascoltatore a provare una sensazione più calda e meno distaccata o asettica che facilmente ritroviamo nelle band cloni nate sulla scia di questo rinnovato genere musicale. I precursori australiani James sono invece un chiaro esempio positivo che ci fa apprezzare “There goes the fear” in cui i Doves invitano a lasciarsi trasportare dalle note della chitarra verso una visione piena di energia positiva “…close your eyes, lie down beside me”. Bellissima e malinconica appare “M62 song” che si riappropria di quelle radici psichedeliche e allo stesso tempo romantiche della Moonchild dei King Crimson, mentre la seguente “NY” traccia, con le sua chitarra distorta, un segnale per ricordare i fatti di Ground Zero dell’11 settembre come se gli effetti musicali simboleggino un intrusione aliena e inaspettata nella vita di tutti i giorni. Con “Friday’s durst” la nuova strada intrapresa dai Doves si apre alla produzione più dub-psichedelica frammista a radici folk che riscoprono strumenti come l’armonica e l’oboe, ma negli ultimi due brani “Sulphur man” e “Caught by the river” ritroviamo con piacere un richiamo alla musica epica del primo LOST SOULS. Dopo un attento ascolto si ha così la piacevole sensazione di percorrere un viaggio in macchina attraverso la bellezza interiore di un realtà tipicamente inglese che se a volte può sembrare troppo malinconica ci fa ritrovare sensazioni che purtroppo molte band acclamate e riverite ci fanno sembrare così piatta e scontata.
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30/05/2002 -
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