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Non è un disco qualsiasi, non è un disco che si presta ad un ascolto distratto, che non lascia tracce. Potenzialmente é l’album migliore dell’anno, anche se non lo diventerà mai (è un gruppo di heavy metal), anche se si tratta di un disco composto essenzialmente di “cover”, che diventano però tanti piccoli capolavori. Nati da una costola dei Tool, gli A Perfect Circle, da un’idea di Maynard James Keenan, voce, e di Billy Howerdel, chitarra solista, con Josh Freese alla batteria, giungono al loro terzo album e scagliano una serie micidiale di frecce, dodici per la precisione (quanti i titoli inclusi dell’album), contro lo stato di cose che impera nel mondo occidentale. Lasciano da parte il fragore, le grida, il rumore, le tonalità alte, ma mantengono intatta la loro carica incendiaria, quella capacità di provocare una rivoluzione nell’anima che è propria del rock’n’roll. Maynard e Howerdel hanno raccolto le canzoni di pace, guerra, amore e avidità più significative degli ultimi 40 anni, da Joni Mitchell e John Lennon fino ad arrivare ai Depeche Mode e ai Black Flag , mescolando così folk, rhythm & blues, punk e new wave, senza mai alterare la struttura armonica dei brani. Le melodie invece sono modificate con arte, i tempi vengono rallentati, le tonalità sono volutamente pesanti. Gli anni migliori della nostra vita, quelli delle nostre speranze, delle nostre illusioni rivisitati alla luce di quello che conta adesso, del baratto “Sangue per il Petrolio”, della guerra in Iraq. A questo proposito ascoltate, su tutto, la stupenda versione di “Imagine” di John Lennon, in una versione bellissima, disperata ed inquietante. C’è molta tensione anche su “Annihilation” dei Crucifix, il leggendario gruppo punk di Berkeley, come è bellissima “Peace, Love And Understanding”, scritta da Nick Lowe per l’interpretazione di Elvis Costello. Plumbea la versione di “What’s Going On” di Marvin Gaye , mentre “Gimmie Gimmie Gimmie” dei Black Flag è quanto mai evocativa, fa star male, toglie il respiro. “People Are People” uno dei primi brani dei Depeche Mode, mantiene la coralità dell’impatto, ma diventa di umore nero e decadente. Vi segnaliamo anche “Freedom Of Choice” dei Devo e “Let’s Have A War” dei Fear che sono a dir poco spettrali, invece è inquieta ed affascinante “When The Levee Breaks” il blues di Memphis Minnie reso celebre dai Led Zeppelin. “Fiddle And The Drum” di Joni Mitchell è cantata “a cappella” e - ve lo assicuro - raggela il sangue nelle vene. A tutto questo aggiungete canzoni come “Passive” e “Counting Bodies Like Sheep To The Ryhthm Of the War Drums” due tracce originali che però non valgono meno delle altre e avrete come risultato un album imperdibile, non facile da digerire forse, ma che più di un libro di politica vi offre un quadro del tempo in cui viviamo.
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