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Premessa: se state cercando una recensione in cui si critichi il nuovo lavoro degli U2 avete sbagliato indirizzo. Questa recensione è assolutamente di parte: sono tra quel numero di persone che l’ha aspettato, atteso, sospirato per gli scorsi quattro anni. Ma nonostante questo sono certa di poter scrivere una cosa su questo album: è fantastico!! Si parte con l’impennata velocissima di “Vertigo”, scelta come singolo e già in rotazione in radio da qualche mese. “Vertigo” è energia, potenza, velocità, ti risucchia e ti fa balzare su dalla sedia per scatenarti. E dopo tutto questo movimento, non si poteva che rallentare un attimo. Il primo ascolto di “Miracle Drug” è di quelli che mandano completamente al tappeto, con Bono che si lancia in una voce soft e delicata. La canzone voleva in principio parlare di uno scrittore irlandese che ha frequentato la stessa scuola degli U2, ma è ovvio che parlando di “medicine” non poteva mancare un accenno all’Africa e all’Aids che l’affligge, anche se Bono ha dichiarato che parlare di medicine e Aids lo fa sempre sentire un idiota. Musicalmente parlando, questa canzone fa tornare un po’ alla mente le sonorità rarefatte e leggermente ambient di “Unforgettable Fire”. E “Sometimes you can’t make it on your own” è il modo più delicato per celebrare un padre recentemente scomparso, di cui trovi tracce in te più forti di quello che credevi (Il ritornello sussurra “It’s you when I look in the mirror”). Tempo per ballare di nuovo, con il quasi blues di “Love and Peace or else”, canzone che mescola un riff “accattivante” con un testo che parla di amore, guerra e religione. Insomma, l’essenza dei testi degli U2. Altra impennata con “City of blinding lights”, trascinata da un suono di tastiera e un coro di sottofondo che ti entra in testa e ci resta per una buona mezz’ora. La canzone parla in qualche modo di New York, la città dalle luci abbaglianti, ed è nata dalle sensazioni provate dal gruppo dopo la prima esibizione a NY dopo gli attacchi dell’11 settembre. Si passa alla “love track”: “All because of you”, canzone sul potere dell’amore di rendere perfetti e far scendere dai piedistalli che ci auto-fabbrichiamo. Giusto per restare romantici e soft, gli U2 proseguono con “A man and a woman”, il cui testo accenna a tentazioni di tradimenti amorosi, ma anche all’impossibilità di buttare tutto l’amore al vento solo per una sbandata e alla “misteriosa distanza tra uomo e donna” Riecco il nuovo-suono-U2, quello che era accennato nel sottofondo di “Electrical Storm” e che rientra, più forte e corposo, in “Crumbs from your table”, il ricordo di un viaggio americano di Bono, insieme a varie organizzazioni che si preoccupano dell’attuale, disastrosa situazione africana, tra molte associazioni ultra-religiose a lavorare e a donare davvero di più per risolvere il dramma del continente nero. L’album contiene anche un’altra canzone dedicata alla scomparsa del padre di Bono, “One step closer”, tanto delicata, bassa e lenta che non può che far salire il magone per tanto dolore. Il titolo deriva da una conversazione tra Bono e Noel Gallagher degli Oasis, in cui si parlava di fede e Bono raccontava dei dubbi di suo padre, scomparso da poco, sulla religione. “Beh, ora è un passo più vicino a saperlo”, avrebbe detto Noel. E una frase così, non poteva che ispirare una canzone!. La penultima traccia è “Original of the species” un altro viaggio nella vita personale ed è dedicata a Holly, la prima figlia di Edge, di cui Bono è padrino. Bono le si rivolge come a indicarle il percorso verso la crescita e l’importanza di restare reali e di non farsi abbagliare dalle cose inutili. Dolcissima. Degna chiusura affidata a “Jahweh” (Dio in ebraico), un dialogo diretto verso il Signore, in cui Bono si autocritica ed espone i suoi difetti quasi implorando la mano di Dio a farlo cambiare. Alcune versioni dell’album (inglese, giapponese, e quella con DVD) contengono l’orientaleggiante “Fast cars”, nata l’ultimo giorno di registrazione ma venuta tanto bene da far decidere ai quattro di tenerla come bonus track. Unico neo di questo album: la copertina. Va bene la semplicità, però…
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