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Non so voi, ma io sono decisamente contrario ai revisionismi in campo musicale. Non sto parlando tanto delle bonus tracks che è ormai d'uopo inserire in tutte le "reissues" che si rispettino, benchè diluiscano il brodo in modo spesso eccessivo, stravolgendo il senso dell'"opera" originaria (provate a muovermi in modalità "random" e capirete meglio di cosa parlo). Parlo più che altro di operazioni sul modello di quella effettuata dalla buonanima di George Harrison, che due anni fa sentendo la morte sul collo ha rivisitato il suo capolavoro "All Things Must Pass", colorando artificialmente la copertina (originariamente in rigoroso bianconero) e inserendo una valanga di inutili jams, nonché (orrore!) una versione nuovo millennio di "My Sweet Lord". Ad un'operazione del genere si è dedicato anche Kevin Rowland, già leader degli immortali genii del blue-eyed-irish-punk-soul Dexys Midnight Runners, e, anzi, è anche andato ben oltre. Il terzo album del gruppo, il misconosciuto quanto leggendario e "cult" "Don't Stand Me Down" del 1985, esce piuttosto stravolto dal trattamento 2002, con questo cosiddetto "Director's Cut" che, insomma, manco fosse Francis Ford… Rowland, come spiega nelle note di copertina, oltre a rimasterizzare propriamente il disco, ha sentito il bisogno di sistemare alcune questioni di cui non era soddisfatto ( e spero almeno che lui non senta fiati di alcun tipo sul collo). Per evitare malintesi, va sottolineato che "Don't Stand Me Down è un gran disco, sicuramente un gradino sopra il precedente "Too-Rye-Aye" dell'82, anche se non proprio capolavoro al 100 per cento come l'esordio "Searching For The Young Soul Rebels"; lo è e lo rimane anche nel director's cut. Cosa cambia dunque in questa nuova versione? La copertina, intanto. D'accordo, l'originale era orrida, con tutto quel marrone a lato di una triste foto del gruppo. Ma perché cambiarla? Ciò che mi trova in disaccordo, poi, è l'inserimento, non a mò di bonus track, ma come primo brano del disco, una (discreta, devo ammettere) "Kevin Rowlands 13th Time" solo perché, spiega Rowland, all'epoca era stata incisa con l'intenzione di piazzarla all'inizio dell'album. Il brano in seguito era stato eliminato ma la faccenda gli era sempre rimasta sul gozzo. Ok, fast forward, dunque. Allo "Don't Stand Me Down" come lo conoscevamo. A "The Occasional Flicker", splendida soul-track che imposta l'atmosfera e con liriche che Kevin 17 anni dopo avrebbe dovuto ricordare ("I was right the first time"). E poi, a seguire, il capolavoro assoluto di "This Is What She's Like", vera e propria sinfonia di irish soul in dieci, quindici movimenti: il numero uno in classifica per trenta settimane del Paese dei miei sogni. E poi, "Knowledge Of Beauty", rinominata "My National Pride", solo perché… "il titolo avrebbe dovuto sempre essere quello, solo che mi era mancata la pompa…". Era, ed è, certamente il brano più debole del disco, e quello che impedisce di attribuirgli la nomea di capolavoro: troppo lungo, a tratti ripetitivo. Formidabile, invece, la successiva "One Of Those Things", a livello di "This Is What She's Like", nelle cui liriche Rowland se la prende con quanti esprimono giudizi senza ricordarsi di accendere prima il cervello, nonchè con la mancanza di fantasia di certa musica degli anni ottanta. Notevoli anche gli intermezzi parlati con il chitarrista Billy Adams, che conferiscono grande atmosfera a tutto il disco e sono dei veri e propri rap all'irlandese. "Reminisce part 2" è la seconda parte di un brano contenuto nell'album d'esordio, ed è "il momento riflessivo dell'album", in cui un malinconico Kevin ricorda una storia d'amore in un'estate inglese di tanto tempo fa. Altro pezzo, altro cambio di titolo: è "Listen To This", rinominata (dal coro finale) "I Love You", e sono ancora i migliori Dexys, un trascinante gruppo soul senza macchia e senza paura irripetibile e mai sorpassato. Si chiude, purtroppo, in sordina, con una "The Waltz" non proprio a livello dei migliori momenti dell'album. Ebbe scarsa risonanza e scarso successo, "Don't Stand Me Down", al momento della sua uscita, fatto dovuto all'impostazione conferita da Kevin Rowland ai suoi Dexys, finalmente liberi dall'obbligo di creare hit singles alla "Come On Eileen". È proprio questa libertà creativa il motivo per cui, a 17 anni dalla sua comparsa, nel 2002 "Don't Stand Me Down" è ancora uno dei migliori ascolti che vi possiate procurare. Con o senza quella tristissima copertina fasciata di marrone.
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