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The Cure
The Cure
2004
Geffen
di Giancarlo De Chirico
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Dalle prime note del primo brano dell’album, da quel “I Can’T Find Myself” ripetuto in maniera ossessiva e drammatica che apre “Lost” ci rendiamo subito conto che finalmente, e dopo tanto pellegrinare, i Cure sono tornati alle origini. Da anni ormai, ad ogni nuova uscita discografica, Robert Smith ripete che si tratta dell’ultimo atto dei Cure, che si tratta dell’epitaffio finale della band, ma poi si ritrova sempre con la voglia disperata di fare canzoni, di tirare fuori tutti quei suoni oscuri ed incontaminati che trovano ancora dimora nella sua anima. Il disco è stato registrato rapidamente, le canzoni sono quanto mai dirette e spontanee. Sembrano davvero lontani i tempi del neoclassicismo gotico di “Bloodflowers”. Non c’è un tema compositivo unificante, i brani appaiono frammentati sì, ma meravigliosamente bastano a loro stessi, orgogliosi e fieri di quella che è la loro nuda individualità. “Anniversary ” è un brano straordinario, cupo e sofferto, sembra di tornare ai tempi di “Pornography” e di “Seventeen Seconds”. Su “Us Or Them” la voce di Robert Smith è lancinante, sembra di ascoltare un cuore dilaniato che canta. Altrettanto bella “Before Three” con quegli arpeggi di chitarra elettrica che hanno una vaslenza ipnotica su chi ascolta. “The End Of The World” è il nuovo singolo, è il momento più accattivante dell’intero album, con quei gustosi richiami pop che attutiscono l’impatto dark del brano. “I Don’T Know What’s Going On” e “Never” riportano echi dei gruppi dark dei primi anni ottanta e delle sperimentazioni del David Bowie di “Heroes” o di “Low”. E proprio sul finire, stupenda, glaciale, dolorosa come mai, arriva “The Promise” una canzone che dura appena dieci minuti , ma che cattura per tutta la vita, in eterno, chi ha la fortuna di ascoltarla. E’ un disco bellissimo che di certo soddisfa i fan di vecchia data , ma che - anche per merito della produzione attenta di Ross Robinson - già con i Korn e con i Limp Bizkit, può avvicinare alla band di Robert Smith anche il pubblico del “nu metal” oggi imperante.
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25/10/2004 -
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