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Fatboy Slim
Palookaville
2004
Skint
di Paolo Rossi
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Devo dire che, benchè non sia un gran amante del genere, questo disco mi ha lasciato un impronta positiva. Mi ha colpito la varietà di generi che probabilmente mancava in « Halfway Between The Gutter And The Stars ». Infatti, in quest’ultimo, lo stile predominante era una certa forma di house, perfetto per le discoteche un po’ raffinate, includendo qualche « calmante » con la voce di Macy Gray. Palookaville invece varia dall’allegra « Don’t let the man » alla energica e coinvolgente « Slash Dot Dash », dalle atmosfere da spiaggia di « Wonderful Night » alla spensierata « Put It Back Togheter », al vecchio stile ballabile di « El Bebe Mosquita » al raggae di « The Journey », per finire con la perfetta versione di « The Joker ». È sottointeso che tutte le canzoni rimangono comunque segnate dall’inconfondibile marchio del artista che, nonstante la scelta di diversificare, continua a saperci fare (ballare). Con la spazzatura che attualmente viene prodotta tramite l’elettronica, e che ci viene proposta dalle radio e dai dance club come la musica del presente/futuro, questo CD (in ogni caso attualissimo) ci consola dimostrando che esiste ancora chi, anche senza strumenti tradizionali, riesce a creare vera musica. La maggior parte dell’album può risultare piacevole anche a chi, come il sottoscritto, preferisce altre forme di composizioni, dunque lo consiglio a chi sa riconoscere e rispetta un bravo musicista, sconsigliato a coloro che hanno, come punto di riferimento, certi « preziosismi e ponti agostini ». Anzi, a pensarci bene lo consiglio anche a queste persone, sperando in loro un esame di coscienza musicale.
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11/10/2004 -
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