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Ritorna il gusto per la new wave inglese degli anni ottanta, quella di ottima fattura, quella dei Joy Division e degli Psychedelic Furs, tanto per intenderci. E tutto questo per merito di una giovane band di New York City, gli Interpol che - a due anni di distanza dal loro fortunato debutto con “Turn On The Bright Lights” - pubblicano questo nuovo disco destinato a ripeterne (e forse ampliare) il successo. La nuova caratura del gruppo mi è apparsa immediata ancora prima dell’ascolto dell’album in questione. Passeggiando in città, entro per caso in un negozio di dischi al centro e vedo un vero e proprio accatastamento di copie di “Antics” degli Interpol, nome che ritenevo conosciuto da una cerchia ristretta e altamente specializzata di amici. Non c’è niente da fare, Daniel Kessler, alla chitarra, Paul Banks, voce solista, Samuel Fogarino e Carlos D. hanno davvero bruciato le tappe e ci offrono un album già maturo sotto il profilo stilistico e musicale, composto da dieci canzoni di grande spessore, ciascuna con una sua identità ben precisa e inequivocabile. Certo, non c’è più quella intensità, quel senso di mistero, di coesione e insieme di immacolata purezza che accompagnava i brani dell’esordio. Sono stati sostituiti da tanti singoli potenziali, di grande impatto e di effetto immediato. Ascoltate, per credere, la straordinaria “Slow Hands”, con quel “dance beat” contagioso e irrefrenabile, “Next Exit” con quel suo morbido tappeto di suoni d’organo, “Evil” con quel basso elettrico ventrale e dominante, a metà strada fra Pixies e Joy Division, “Narc” un piccolo incanto, melodioso e sognante, “Take You On A Cruise” e “Public Pervert”, due ballate lente, ma impreziosite da frammenti musicali a dir poco geniali, o ancora la bellissima “Length Of Love” con quei suoi echi lontani, morbidamente ipnotica. Però è impossibile non accorgersi che a volte la voce di Paul Banks somiglia troppo a quella del non dimenticato Richard Butler, il cantante degli Psychedelic Furs, così come certe atmosfere sonore vellutate e distanti ricordano le trovate sonore dei Joy Division e dei primi New Order. Ma il rischio del “già sentito” appartiene solo all’età di chi scrive e quei tempi ha vissuto. Per le nuove generazioni, un buon ascolto, e basta. Con l’augurio agli Interpol di durare a lungo e di non piacersi troppo. Questo sì che sarebbe uno sbaglio.
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