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Preziosa pubblicazione su cd di un concerto dal vivo dei Suicide di Alan Vega, un gruppo storico nell’ambito dell’ondata del primo punk rock americano.Siamo nel periodo dei Dead Boys, dei Pere Ubu, dei Television e dei Teenage Jesus & The Jerks. Il suono è quanto di più meccanico e sporco si possa immaginare, infarcito di tastiere e di batteria elettronica. La voce di Vega emerge straniata, lontana e distante. I brani sono quelli più conosciuti, da “Radiation” ad “Harlem”, da “Ghost Rider”, a “Cadillac” , da “Dream Baby Dream” a “Jesus” e si può ascoltare anche una versione “live” di “96 Tears” e “Be Bop A Lula” due classici del rock and roll riveduti e corretti, in modo volutamente irritante. Ma tutti le canzoni sono permeate da sonorità cupe e ovattate, che creano una dimensione scomoda quanto si vuole, ma affascinante: E’ la schizofrenia, quella vera, è la negazione, quella più sentita, e sono entrambe messe in musica, senza ulteriori filtri, senza alcun bisogno di citazioni liriche o letterarie. Quel suono basta, è più che sufficiente. Difficile ascoltare il disco dall’inizio alla fine, sicuramente verrà qualcuno in casa ad implorarvi di toglierlo, di non farsi del male. Voi no, resistete, anche quando sembra tutto uguale, tutto appiattito, tutto momotono. Arrivate a “Rocket U.S.A.”, il capolavoro della band, ascoltate quelle grida sconvolte, quei rumori meccanici che avanzano, lasciatevi pure percuotere dalla musica. E poi, alla fine, mettete da parte ogni speranza e disponetevi inermi all’ascolto di “Frankie Teardrop” , l’elogio della dissonanza, la catarsi degli “outcast” di tutte le generazioni, l’emblema del massacro uditivo e del rumore indusriale, il brano che - come scrive Nick Hornby su “31 Canzoni” – “evoca una raggelante, cupa e monocromatica distopia, piena di acuti e clangori da brivido, ma del tutto priva del più piccolo, sporadico sprazzo di una bizzarra e anomala speranza”. I Suicide erano un gruppo difficile da definire, ancora più da ascoltare. Forse erano troppo d’avanguardia, o più semplicemente erano troppo, e basta, anche per i punk più marci. Da possedere.
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