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Nuovo ed atteso album quello di Mark Lanegan, il vocalist degli Screaming Trees che torna a collaborare con musicisti di tutto rispetto, amici scelti nell’ambito dell’indie rock più ispirato, gente come Joshua Homme dei Queens Of The Stone Age, Molly NcGuire e P. J. Harvey. Il disco è carico di atmosfere talvolta oscure, ma sempre maledettamente intense, e si rivela davvero straordinario, considerata la pochezza dei tempi in cui viviamo. Le composizioni sono tutte piacevolmente fuori moda, ascoltiamo un tributo al folk blues delle origini, condito da una robusta dose di interventi elettrici . “When Your Number Isn’T Up” e “Wedding Dress” sono due “blues ballads” acustiche, semplici, basiche, ma quanto mai corrosive e letali, eseguite con una immensa partecipazione dalla voce roca e piacevolmente impastata del buon Lanegan. “Hit The City” è una ballata elettrica di per sé fantastica, ma impreziosita dagli interventi di Polly J. Harvey al controcanto. “Metamphetamine Blues” è un brano folle, elettrico e percussivo, straniato e tagliente, che vede la partecipazione di tutti i Queens Of The Stone Age al massimo della forma. “One Hundred Days” è una “slow ballad” tutta da scoltare, che ti lavora dentro, ti apre il cuore, se lo legge e vede se è il caso di lasciare traccia. “Bombed” é una ballata lenta molto breve e delicata, eseguita quasi “a cappella” con l’apporto vocale di Wendy Rose Flower. “Strange Religion” invece è un blues acustico di settantiana memoria che prevede nientepopodimeno che il contributo della sezione ritmica dei Guns N’Roses, Izzy Stradlin’ e Duff McKagan, alla voce. Con “Sideways In Reverse” si torna a picchiare duro, il blues si tinge di rock and roll, a tinte forti, il brano si carica di una elettricità contagiosa e furente. Su “Come To Me” torna a farsi sentire Polly J. Harvey con Joshua Homme alla chitarra elettrica, e si respira l’aria delle ben note “Desert Sessions 9 & 10”. “Like Little Willie John” e “Morning Glory Wine” sono due blues acustici cadenzati e sofferti, mentre su “Can’t Come Down” e “Head” trovano nuovamente spazio le chitarre elettriche che disegnano suoni morbidamente allucinati ed elettrici. “Driving Death Valley Blues” è un blues elettrico devastante, è forse il brano che da solo contiene lo spirito dell’intero album, é un piccolo capolavoro, colonna sonora ideale in un ipotetico viaggio in auto lungo la Bassa California, verso il New Mexico, in mezzo al deserto, circondati dai cactus. “Out Of Nowhere” infine è una perla acustica, semplice ed essenziale ma che di tanto si arricchisce di garbati contrappunti elettrici e di interventi al piano semplicemente deliziosi. Un disco che riempie l’animo, che vale tutti i minuti, tutti i secondi di ascolto, che ti fa sentire migliore per il semplice fatto che puoi apprezzarlo, che è integrità, che porta alla condivisione, che lo senti tuo, con la stessa intensità con cui Lanegan lo ha inciso. Imperdibiile.
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