|
Con il trittico composto da “Almost Blue”, “Cruel World” e “Kojak”, si è concluso in questi giorni il programma di ristampe del periodo classico di Elvis Costello, curate dalla californiana Rhino Records con gustose edizioni doppie colme di outtakes, b-sides e versioni live, oltre a strepitosi booklet di accompagno annotati da un grafomane Elvis in persona. Tra i tre album in questione, il gioiellino da non farsi scappare è ovviamente l’album dell’81 “Almost Blue”, che quando uscì fece epoca in quanto opera inopinata di un esponente della cosiddetta new-wave, che se n’era andato a Nashville ad incidere un disco composto interamente da cover country & western. Avrebbe potuto essere un colossale “flop”, e invece, contrariamente alle previsioni, “Almost Blue” resta a tutt’oggi una delle cose più amate dai fans di Costello, e non solo da loro. Si può dire che, per la generazione della new wave, questo dischetto della durata di circa mezz’ora ha rappresentato ciò che per la “Sixties Generation” erano stati “Nashville Skyline” di Bob Dylan o “Sweetheart Of The Rodeo” dei Byrds: il primo contatto con un genere prima di allora praticamente sconosciuto e (anche per questo) guardato con sospetto. Eppure, a giudicare dalle (molte) righe scritte sul booklet dall’artista altrimenti noto come Declan McManus, Elvis all’epoca possedeva una conoscenza del country piuttosto raccogliticcia. Come tutti, naturalmente aveva ascoltato i Byrds, Gram Parsons ed Emmylou Harris – in quanto parte di quell’ibrido chiamato “country-rock” – conosceva George Jones ed un pò di Johnny Cash, ma lì – nome più nome meno - si fermava. E non c’è dubbio che i brani migliori e, soprattutto, meglio interpretati, di “Almost Blue”, siano 4 dei 5 ripresi dai “rockettari” Parsons e Harris: “Sweet Dreams” e “Too Far Gone” da Emmylou e “I’m Your Toy” e How Much I Lied” da Gram. Una vera “highlight” è, in particolare, la struggente “Too Far Gone” – composta da Billy Sherrill produttore di “Almost Blue” e che la Harris aveva rivelato al mondo nel suo debutto “Pieces Of The Sky” – resa magistralmente da un Costello voglioso di dimostrare ai suoi detrattori di essere un cantante/compositore intenso e a tutto campo, e non solo il rocker nevrotico e cinico che aveva creato “Pump It Up” ed “Alison”. Poco riuscita è invece “Tonight The Bottle Let Me Down”, altra reminiscenza da “Pieces Of The Sky”, che risulta meccanica e spompata, priva della verve dell’originale di Merle Haggard e di tante altre cover che ne sono state fatte tra Nashville e dintorni. Se le 4 ballads di cui sopra rappresentano il “cuore pulsante” di “Almost Blue”, anche le restanti sette canzoni selezionate da Elvis furono azzeccatissime: il ritmato C&W di “Why Don’t You Love Me Like You Used To Be” da Hank Williams, che apre il disco; “Brown To Blue” del mitico George Jones, altra mirabolante ballad; “Honey Hush” dal Johnny Burnette Trio, con un ritornello “killer” tipico del miglior C&W; “Sittin’ And Thinkin” da Charlie Rich, un altro di quei (pochi) country-singers che l’Elvis del 1981 aveva ascoltato con attenzione ed apprezzato. In sintesi, “Almost Blue” è il sentito omaggio di un giovane emergente ai “pionieri” Gram Parsons ed Emmylou Harris, una validissima introduzione alla musica C&W, e una prova di forza fornita da un Elvis Costello che, in quella prima metà degli anni ’80, sembrava non sbagliare mai un colpo, e che di lì a poco avrebbe composto le canzoni che avrebbero fatto parte del suo – forse – capolavoro “Imperial Bedroom”. In sintesi, un gran disco. (La ristampa della Rhino contiene anche un secondo CD di 27 pezzi tutti da sentire tra live, outtakes e altre cover incise in occasione di “Almost Blue” ma escluse dalla dozzina finale).
|