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Modest Mouse
Good News for People who Love Bad News
2004
Sony
di Hamilton Santià
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I Modest Mouse sono un fenomeno indie americano paragonabile, sotto il punto di vista seminale, addirittura ai Pavement. In Italia non sono troppo conosciuti – nonostante il contratto con la Sony – ma hanno pubblicato almeno due dischi di assoluto valore come “The Lonesome Crowded West” e “The Moon & Antarctica”. Tutta la discografia del gruppo di Jeremiah Green e Isaac Brock si fonda su un continuo movimento evolutivo della loro musica, al punto da aver pubblicato soltanto dischi che, per un motivo o per un altro, non si somigliano mai tra loro ma mantengono un’identità di fondo che riesce a ricondurli al gruppo. Certamente quest’ultimo “Good News for People who Love Bad News” non ricalca le orme dei suoi predecessori, e si avvicina ad un suono eclettico a tutto tondo che include pop psichedelico, funky, rock’n’roll della nuova ondata garage e alcuni cenni di puro divertissment. Il singolo “Float On” potrebbe ricordare addirittura i Franz Ferdinand (forse per colpa della linea melodica), ma si avverte maggiormente l’influenza dei Flaming Lips, che hanno tra l’altro collaborato attivamente nella produzione del disco curandone il miraggio. La linea conduttrice del disco resta, in ogni modo, legata ad un indie-rock che non rifiuta contaminazioni di elettronica povera (come in “The Ocean Breathes Salty” o “Bury me With it”) o una relazione con il folk-jazz-blues anni ’30 – ascoltare “The Devil’s Work Day” – e punti di contatto con l’alt-folk alla Magnetic Fields in “Blame it on the Tetons”. Ma è proprio per la natura di questo disco che sarebbe limitativo ricondurre il tutto solamente all’indie-rock, perché la musica dell’ultimo lavoro dei Modest Mouse fugge da ogni catalogazione – a volte forse anche un po’ troppo forzatamente – e garantisce una freschezza melodica con pochi eguali; proprio perché non si cerca l’originalità a tutti i costi, ma ci si concentra sulla “canzone”, garantendone la sua apertura verso lidi mai uguali. Ed è proprio questo il punto fondamentale che fa di “Good News for People who Love Bad News” una della prove più azzeccate dell’anno, quasi a confermare – qualora che ne fosse la necessità – dell’importanza e genialità di questo gruppo.
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26/07/2004 -
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