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The Magnetic Fields
"i"
2004
Nonesuch
di Hamilton Santià
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Cosa aspettarsi dai Magnetic Fields dopo un disco come “69 Love Songs”? Per chi ancora non lo sa, “69 Love Songs” è un concept sull’amore diviso in tre cd da 23 canzoni l’uno; ascolto ostico ma senza dubbio interessante in quanto alcuni pezzi – soprattutto nel primo e nel terzo capitolo – sono di una qualità superiore alla media. Dopo questa pantagruelica scorpacciata pop, Stephen Merritt concepisce “i”, settimo lavoro della sua band. Il baricentro concettuale vira dall’amore all’Io, infatti, i 14 episodi che compongono il disco, iniziano tutti con la lettera I e trattano temi intimi, riflessioni personali ed esperienze legate in ogni caso ad una persona specificano. Un’idea di base abbastanza interessante; nulla da eccepire inoltre sulla sua realizzazione, il gruppo di Boston ormai riesce a comporre delle perfette pop-songs con una facilità disarmante – soliti richiami ai Beach Boys, Phil Spector ed Xtc – e la voce di Merritt è profonda e comunicativa com’è sempre stato in grado di essere; però, tolti due o tre episodi veramente notevoli come “I Thought You Were My Boyfriend” e “I Don’t Believe You”, il resto del disco sembra essere solo pure materiale riempitivo; di classe, perfetto e magistrale ma pur sempre riempitivo. Nonostante Merritt sia uno che di riempitivi se ne intende, “i” non crea lo stesso interesse che il precedente monolite aveva creato e i brani del disco scorrono senza lasciare nessun’impronta tangibile. Certo, “I Thought You Were My Boyfriend” è un gioiellino, ma un brano in mezzo a tredici composizioni perfette ma asettiche non giustifica l’acquisto di un disco del genere, nonostante sia una delle migliori opere pop – formalmente parlando – uscite quest’anno.
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14/07/2004 -
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