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Il pittore russo Vassily Kandinsky sostenne che occorre «ascoltare la forma, entrare nell’opera, diventare attivi in essa e vivere il suo pulsare con tutti i sensi». ”Vinyl In Canvas” è un piccolo evento culturale che cela dietro la pubblicazione di un vinile un esperimento artistico che abbracciando più forme d’arte sollecita, appunto, tutti i nostri sensi e ci invita ad entrare in una composizione che coinvolge senz’altro la musica ma anche il cinema, la pittura e la recitazione. L’autore è Alessandro Cremonesi il cui nome potrà sfuggire alla memoria ma che ha partecipato a progetti importanti e famosi: è stato coinvolto per tanti anni con i La Crus, ha prodotto per Moleskine “Canzoni Invisibili” un album ispirato alle opere di Italo Calvino, ha collaborato alle installazioni visive del duo Masbedo ed ha persino scritto un romanzo per la Mondadori intitolato “La Crus–Crocevia”. Quest’opera si compone di 200 vinili in 12 pollici che rappresenta un meltin-pot di diversi generi musicali come l’elettronica e il dubstep associati a suoni, voci, rumori e a pattern di chitarra acustica che, essendo il più “classico” degli strumenti, risulta stranamente il vero alieno, la norma che insieme alla stravaganza diventa l’eccezione, l’intruso. La copertina è composta da tela bianca (da qui il titolo “Vinyl In Canvas”), la stessa che si usa per i dipinti; al centro (se queste parole hanno un senso) contiene un buco che rivela il “centrino” del vinile al suo interno; anche il centrino è un’opera d’arte poiché ne sono state dipinte diverse versioni da artisti come Tamara Ferioli, Stefano Losi, Aron Demetz e Roberto Kusterle. Il “centrino d’artista” non possiede foro centrale quindi per ascoltare il disco è necessario perforarlo col perno del giradischi imprimendo una sorta di firma, da parte dell'ascoltatore, che partecipa personalmente all’opera d’arte e ne diventa co-creatore. I contributi vocali provengono da artisti di fama internazionale che hanno inviato sample contenenti le loro voci; alcuni sono dei semplici suoni, altri sono quasi cantati; Cremonesi li ha raccolti e utilizzati come ispirazione per comporre la musica; alcuni dei soggetti coinvolti sono Hye Rim Lee (artista coreana che lavora a Auckland e a New York), Eckehard Fuchs (pittore tedesco) e Lea Mornar (attrice croata). I testi sono ripetitivi, ricorsivi, ridondanti e hanno lo scopo di stimolare l’ascoltatore, di farlo palpitare e di coinvolgerlo direttamente nell’opera. Per le tracce di questo album parlare di “canzone” è quindi improprio; si odono suoni a delineare ritmi, vocalizi a disegnare armonie. Art&Society associa una melodia semplice e bellissima alla voce di Carol Becker (docente di storia dell’arte presso la Columbia University School of the Arts); Cremonesi ha confessato di aver «utilizzato un brano tratto da una sua conferenza, ho tolto le pause e l’ho trasformato in una specie di divertentissimo RAP»; l’effetto è strabiliante. Landscape With Broken Zoo e How Long How Late iniziano con un accordo di chitarra stranamente simile ma procedono per strade diversissime e inconcilianti quasi a voler dimostrare che la creatività pur partendo dallo stesso punto può condurre a luoghi lontanissimi tra loro. Masbedo è un duo artistico molto noto e apprezzato composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni che si occupa principalmente di arte visiva espressa tramite video e cortometraggi; nella traccia d’apertura del lato B la loro voce sorretta da un tappeto sonoro ricorsivo ed ipnotico ne recita ripetutamente il titolo, Berlin Offene Stadt che significa “Berlino città aperta”; il chiaro omaggio al film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini e interpretato da Anna Magnani chiude un cerchio perfetto che unisce musica ed immagine. Certamente questi esperimenti sonori non vanno alla ricerca della melodia perfetta e anche se possono risultare ostici al primo ascolto si svelano in tutta la loro potenza e intensità. L’aspetto più qualificante è che, come rivelano le parole dell’autore: «è un lavoro nato dalla collaborazione tra artisti, senza vincoli o censure; è il frutto di un’assoluta libertà espressiva e lo abbiamo fatto per il puro piacere di farlo».
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