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Velvet Revolver
Contraband
2004
RCA
di Omar K
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La scena si svolge in una tetra caverna piena di ossa e teschi perfettamente allineati con un macabro senso dell’ordine. Chi ci è stato non può non riconoscere che si tratta delle catacombe di Parigi. Un cantante vestito solo di attillatissimi pantaloni dorati a vita bassa imita alla perfezione le perverse e irriverenti movenze di Iggy Pop. Ma quella voce....ricorda troppo gli Stone Temple Pilot. Ed osservando bene pure i due ceffi che imbracciano basso e chitarra ci si accorge che non sono facce nuove. Ma certo, sono Slash e Duff Mc Kagan. Il video si intitola Slither e annuncia l’uscita di Contraband, l’atteso primo album dei Velvet revolver: motore dei Gun’s & Roses, “pilotati”- è il caso di dire - da Scott Weiland. Curioso il filo che lega l’ex STP nei panni dell’Iguana con Slash e Duff che alcuni anni fa collaborarono fruttuosamente con Iggy Pop in “Brick By Brick”. Dopo gli Audioslave, eccellente fusione tra il vocalist dei Soundgarden e i “resti” dei Rage Against the Machine, anche questa operazione dà ottimi risultati, miscelando sapientemente tutto quanto i singoli musicisti portano in dote dalle precedenti esperienze. Musicalmente la band si presenta senza tanti fronzoli, rock nudo e crudo. Il suono, pesante e ruvido a tal punto che Weiland in certi momenti sembra aver bevuto un bicchiere di sabbia per adeguare la voce alle aspre chitarre di Slash e Dave Kushner, ricorda talvolta l’album “No. 4” degli Stone Temple Pilot. Se proprio volessimo etichettare questo lavoro la più calzante sarebbe “hard grunge”. I primi cinque pezzi non seguono certamente le regole per la stesura di una corretta “top five” dettate da Nick Hornby in “Alta fedeltà” (per inciso, consigliatissimi sia il libro che il film). Cinque botti uno più deflagrante dell’altro sparati in una sequenza senza respiro. Com’era da aspettarsi c’è pochissimo spazio per i brani melodici, giusto due episodi. Sicuramente piacerà ai fans degli STP, a quelli dei Gun’s che non rimpiangono la voce starnazzante di Axel Rose ed è consigliato a chi fosse stanco di noiosi cerebralismi alla Radiohead e cercasse qualcosa dall’impatto immediato e travolgente. Non sarà il disco dell’anno ma vale sicuramente l’acquisto (e negli Usa lo hanno fatto, visto che dopo una settimana dall’uscita è schizzato al primo posto della Billboard Chart) e anche se nel complesso non può certo definirsi un album dalle sonorità innovative, è ben fatto e suonato con classe e grinta. Tra le curiosità segnaliamo che il CD è disponibile con tre copertine di sfondo diverso, bianco rosso o nero (quindi compratene solo una copia); inoltre l’edizione speciale e limitata dell’album che sarà pubblicato in Gran Bretagna conterrà la bonus track "Bodies". E come si dice in questi casi, It’ only rock’roll but I like it.
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05/07/2004 -
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