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Aveva fatto temere il peggio lo scioglimento del 2002. Ma per fortuna il buon Neil Hannon è tornato con un album bello e ambizioso, sempre a marchio Divine Comedy. Come da titolo, tema del disco sono gli “Absent friends”, gli amici assenti che già la title track identifica con i miti dell’infanzia e del tempo passato. In un vortice di rimandi, nell’interno una foto di Neil Hannon cita “La bevitrice di assenzio” di Degàs: “assenzio” anche in inglese (“absinth”) sostiene il gioco di parole con “assenza, assente” (“absence”, “absent”). In più, il disco è dedicato alla figlioletta Willow, nata da poco: solo che “to wear the willow” significa pure “piangere l’assenza o la perdita di una persona cara”. Eccoli, i cari dell’impenitente dandy nordirlandese: divi di Hollywood (Jean Seberg, Steve Mc Queen), cani astronauti (Laika), scrittori (Oscar Wilde), pastori anglicani socialisti (Woodbine Willie). Ma anche la musica suggerisce e ricorda gli amori del bel tempo andato. “Absent friends” abbandona l’indie rock di “Regeneration” e riparte dal classicismo orchestrale anni 50 di “Casanova” e soprattutto di “A short album called love”. Kurt Weill si fa sentire in “Sticks and stones”, il cui ritornello è però in perfetto stile Tin Pan Alley, su cui Hannon canta memore del David Bowie più melodrammatico, à la Anthony Newley ou à la Scott Walker. La title track “Absent friends” e “Freedom road”, figlie del tour Usa del 2003 con Ben Folds, giocano col country. Nella seconda, un basso, quasi electro, fa capire che si tratta di un omaggio al Johnny Cash che cantò con gli U2 “The Wanderer” in “Zooropa”. Con un filo d’ironia: se Hannon fosse uno scrittore, si direbbe che scrive “in punta di penna”. “My imaginary friend” è uno dei tanti deliziosi quadretti che affollano il disco: musicalmente degno dei migliori Kinks e del miglior Mc Cartney, quello di “Martha my dear”. “Come home Billy Bird” è il singolo, dal ritornello killer, con una ammaliante tastiera sul break. Neil Hannon è deliziosamente matto: chi si arrischierebbe a pubblicare un singolo che racconta le peripezie di un business man internazionale che rischia di perdere l’aereo che lo porta a vedere la partita di calcio scolastica del figlio? Tutto il disco si segnala per qualità delle composizioni, cura degli arrangiamenti e intensità dell’interpretazione. Si può ben dire che Hannon ha riportato in vita il Meraviglioso, di cui lamenta il naufragio, avvenuto “nel 1970”, in “The wreck of the Beatiful”. Ormai un classico, pari ai suoi maestri.
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