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Ho atteso un po' prima di recensire questo disco, perché volevo far sfumare tutta lo "hype" che la stampa musicale e l'industria hanno creato attorno ai cinque ragazzi di Manhattan noti al pubblico col nome collettivo di The Strokes. Oggi, finalmente, dopo mesi di incessante promozione e di assicurazioni che si trattava del miglior gruppo di rock'n'roll dai tempi di …(prego inserire la band di vostra preferenza: se credete, anche i Clash vanno bene), abbiamo tutti le idee un po' più chiare. Ebbene sì, gli Strokes sono un buon gruppo, e "Is This It", loro album di esordio, contiene alcune ottime canzoni. Ma a me tutto questo farfugliare di "next big thing" continua a puzzare pericolosamente di Springsteen. Spiego meglio. Nei primi anni Settanta il rock aveva preso inedite direzioni: c'era il prog, il glam, il cantautorato della West Coast e a un certo punto ci furono il punk e la new wave. E "loro", i "vecchi" del business della musica (giornalisti, discografici e promoters) non ci si stavano più ritrovando: erano cresciuti con il rock'n'roll delle origini, con il rhythm'n'blues e con il soul, e quella, pur continuando in qualche modo ad essere rock, non era più la loro musica. Si badi bene che nel tempo, da semplici fans, erano diventati potenti decisori del music biz. Potevano fare e disfare. E crearono, a perfetto specchio dei loro gusti, il personaggio Bruce Springsteen, perfetta mistura di rock'n'roll tutto ritmo e sudore, con accenti alla Dylan e sax alla Gary US Bonds, e buona vecchia musica soul. I signori in questione dovettero attendere qualche annetto, ma intorno all'85 la loro creatura era diventata un fenomeno planetario, portando però il sound della musica moderna indietro di un paio di decenni, con grande nocumento per i "veri" gusti dei "veri " ragazzi. Ho fatto questa digressione perché la mia idea è che tutto ciò si stia ripetendo adesso per gli Strokes. Oggi coloro che possiedono le leve del comando sono quanti erano fans negli anni Settanta e Ottanta, cresciuti a dosi massicce di Lou Reed, Iggy Pop, la new e la no wave. E gli Strokes,casualmente, sono un gruppo che ha un cantante che a tratti sembra proprio Lou e un chitarrista che sembra proprio Iggy. E hanno un look da farli sembrare tutti come James Chance (dei Contorsions), con tanto di cravattine filiformi e trainers alla CBGB's. Detto questo, si potrebbe disquisire a lungo sul valore di "Is This It", a prescindere dalle accuse di essere un disco studiato a tavolino. Forse il rock aveva davvero una ventata di semplicità; forse "The Modern Age" e "Last Nite" sono davvero due pezzi trascinanti; forse Julian Casablancas potrebbe evitare di farsi filtrare la voce (che poi tanto Lou non ricorreva a questi trucchetti). E molto probabilmente "Is This It" è un disco adorabile, che personalmente ascolto molto più volentieri dei (razionalmente) molto più innovativi Slipknot e Linkin Park. Ma che possa venir ricordato come uno degli esordi memorabili della storia del rock (come ci vogliono dare a bere), è da escludere; in quanto a memorabilità, "Is This It" può essere paragonato al massimo all'esordio dei Suede.
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