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El Muniria
Stanza 218
2004
Homesleep/Sony
di Hamilton Santià
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Nelle orecchie ci sono ancora le parole di “Dopo Che” e le atmosfere criptiche di “Club Privee”; certo, ricominciare non era facile per Emidio Clementi, soprattutto se si considera quello che ha rappresentato per la scena musicale italiana con i suoi Massimo Volume nella seconda metà degli anni ’90. C’era molta curiosità attorno a questo disco degli El Muniria; pensate, Clementi e soci volano a Tangeri per registrare il disco nella stessa stanza dove Burroughs scrisse “Il Pasto Nudo”. Ovviamente non ci sono riusciti ma “Stanza 218” è stato in ogni caso realizzato e sta girando sui nostri lettori cd. Al posto del noise-rock del passato, ora la voce di Mimì si erge su tappeti elettronici che mescolano trip-hop e ambient che costruiscono degli intrecci particolari per la voce e la penna dell’ex Massimo Volume; anche se la sua nuova dimensione (più scrittore/poeta che rocker, cosa che forse non è mai stato) sembra abbinarsi perfettamente all’idea del progetto El Muniria. Però, nonostante alcuni azzeccatissimi episodi come “Santo”, “Sotto il Sole” e “Narratine a Photograph (Over the phone)”, “Stanza 218”, non riesce a soddisfare pienamente, non al pari delle aspettative e delle premesse almeno. Non che il resto del disco sia da buttare, però non si viene colti da quell’irrefrenabile impulso di ripetere l’ascolto più e più volte.
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23/06/2004 -
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