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Qualche anno fa erano esplosi grazie al tormentone “Candy”. Tornano ora, con un nuovo lavoro gli Ash, giovane band nord irlandese capitanata dal cantante Tim Wheeler. Anche in questi nuovo album è proprio Tim l’autore della maggior parte dei testi e della musica della band, in cui ritroviamo la chitarrista Charlotte Hatherley e il batterista Rick MacMurry. Sono gli ultimi due che, in una recente intervista, hanno voluto sottolineare che la band non vive solo delle creazioni di Tim, ma lavora compatta alla creazione del proprio sound. In particolare, né Charlotte, né Rick sono dei “musicisti di contorno”: il gruppo si basa proprio sulla capacità dei tre di lavorare bene assieme. Anche perché, a volte, la voce di Tim non è proprio il massimo, ma il tappeto sonoro che i due musicisti offrono rende alcune canzoni davvero notevoli. L’appunto che i musicisti hanno ritenuto necessario è senz’altro legittimo ed è servito per iniziare a presentare il loro nuovo album “Meltdown”. È’ un album che loro stessi definiscono il loro “primo album rock”, nato nel corso della tournée americana che aveva seguito la precedente uscita, “Free All Angels”. La realizzazione del cd è avvenuta negli Stati Uniti, in particolare negli studi di registrazione di Los Angeles, in cui gli Ash hanno deciso di lavorare tutti insieme, proprio come durante un concerto, e di evitare di suonare ciascuno per conto proprio per poi assemblare le varie parti. Il risultato non è male, anche se in alcune parti diventa un po’ ripetitivo. Il tappeto sonoro guidato dal suono della chitarra, però, vale davvero la pena di un ascolto, soprattutto nella traccia “Evil eye”, una canzone che invita immediatamente ad accompagnarsi alla voce di Wheeler, il quale ha detto che considera questa traccia una “canzone d’amore sinistra”. Ma andiamo per ordine: l’album si apre con la traccia che dà il titolo all’album, “Meltdown”, canzone con un bel riff e un buon ritmo. Si prosegue con “Orpheus”, una canzone tra le migliori dell’album, con una buona chitarra e una base ritmica di batteria davvero suonata bene. C’è spazio anche per la ballad “Starcrossed” e per la bella “Renegade Cavalcade” , che meriterebbe davvero di essere tra i prossimi singoli estratti per promuovere l’album. E la conclusiva “Vampire love”, anche se ha questo titolo che magari fa scattare qualche pregiudizio, è davvero un buon finale per questo album.
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