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È passato un po’di tempo dal precedente lavoro di Alanis Morissette, l’artista canadese esplosa qualche anno fa grazie a pezzi come “You learn” e “Ironic”. In questo periodo di assenza dalla scena musicale Alanis non si è certo seduta in poltrona, ma ha preso parte a parecchi altri progetti che le stavano a cuore, come una pièce teatrale tratta da una storia vera che era una presa di posizione contro la pena di morte, in cui interpretava una donna condannata per un omicidio mai commesso. In teatro, Alanis ha partecipato anche ai “monologhi della vagina”, per poi lanciarsi nella creazione di un documentario ambientalista con Keanu Reeves, perché, come dice lei stessa, “è importante essere consci del male che facciamo al nostro pianeta”. Grazie a tutte queste esperienze e ad un amore che dura da cinque anni e pare l’abbia aiutata a trovare un buon equilibrio, è nato il nuovo album. Il titolo, “So-called chaos” sembra una contraddizione rispetto a quanto appena detto sull’equilibrio di Alanis, ma la cantante ha spiegato che il titolo non fa riferimento semplicemente al suo mondo, bensì ad una situazione molto più generale in cui nulla sembra andare nel verso giusto, ma in cui bisogna comunque cercare di migliorare le cose. Date le premesse, francamente mi sarei aspettata qualcosa di un po’ diverso. Voglio dire, Alanis ha una voce splendida, salta da una nota all’altra con grande facilità, sa scrivere testi profondi e importanti, ma per tutto l’album ho avuto l’impressione che si arrivasse spesso vicino al punto d’esplosione, ma senza mai permetterla realmente. L’album suona come se fosse volutamente un tantino troppo controllato. Ciò nonostante ci sono un paio di pezzi che colpiscono da subito, dalla title-track "So-called chaos” a quella specie di diario segreto in musica che è “Excuses”. La canzone che, invece, è stata scelta per il lancio del disco, “Everything”, non ha quel tocco che le avrebbe permesso di diventare un altro dei classici di Alanis. Anche qui, è come se ci si fermasse un passo prima, come se si volesse andare sul sicuro (ma mi piace moltissimo quando dice “And you like my dark”!!). Se l’album, come ha detto Alanis in una intervista, è stato ispirato principalmente dalla paura e la musica ha lo scopo di dare coraggio e ispirare gli altri ad agire e a cercare di cambiare lo status quo, allora perché una canzone come “Doth I protest too much” non ha quel di più che davvero potrebbe renderla unica? Nell’insieme credo che “So-called chaos” sia una discreta prova di talento da parte di Alanis, solo mi piacerebbe che per il futuro ci potesse essere davvero quella magia che aveva reso i suoi precedenti lavori così speciali. E ultimo commento: perché questa copertina? È il tipo di foto che vedrei su un cd di Mariah Carey, per Alanis avrei visto meglio qualcosa altro!
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