|
Chiedete di "Gold Mother" a qualsiasi ragazzo inglese che aveva 18 anni nel 1990 e vi risponderà con i lucciconi agli occhi; aldilà delle mode, del "baggy", dell'"aceed house", questo di James fu il sincero, melanconico disco da cameretta che fece compagnia a migliaia di adolescenti ormai orfani degli Smiths. Un disco adorato da molti, quindi, e che costituì il culmine artistico e commerciale dei manchesteriani James, gruppo che aveva il suo fulcro nel cantante/compositore Tim Booth, e che era già sulle scene da vari anni senza incontrare i ritorni cercati. Sfruttarono due congiunture, i James: quella del "baggy", che diede loro una direzione sonora, e il profondo vuoto apertosi con lo scioglimento della (mai troppo compianta) band di Morrissey. Eppure, a distanza di più di un decennio, viene spontaneo dire che "Gold Mother" non fu certo un capolavoro; e il suo enorme successo fu anzi l'anticipazione di quella crisi del pop inglese che le "guerre" tra Oasis e Blur hanno solo mascherato e che è stata tipica degli anni Novanta, caratterizzati da grandi band USA e pallidi corrispettivi UK. C'è solo una vera grande canzone in "Gold Mother": è ovviamente "Sit Down", l'inno generazionale che Tim Booth cantava in concerto seduto sui talloni, mentre orde di adoranti fan facevano lo stesso. Per il resto, brani che all'epoca fecero parlare (troppo) la stampa, quali "How Was It For You?" e "Come Home", alla luce dei 12 anni che sono passati, appaiono per quello che sono, delle mediocri, tristanzuole ballate del nord dell'Inghilterra, buone per qualche bedsit, e per qualche mese. Meglio i Travis, meglio i Coldplay. Il che è tutto dire. Questa ristampa contiene una ottima versione "baggy style" di "Come Home" che fa percepire come i James fossero, giocoforza, in sintonia con lo spirito dei tempi, e le versioni dal vivo di "Lose Control" e "Sit Down". Quest'ultima, davvero travolgente, deve essere considerata il testamento pop definitivo di Tim Booth e compagni, prima che negli anni seguenti si perderanno nelle brume della sperimentazione alla Eno.
|