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The Delays
Faded Seaside Glamour
2004
Wea
di Hamilton Santià
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Stimolato da certe recensioni molto buone, ho ascoltato la prima volta il debutto degli inglesi The Delays curioso di sentire queste influenze alla Cocteau Twins e le eco degne degli Slowdive; ma terminato il disco mi erano venuti in mente soltanto i Roxette e uno scialbo pop-rock senza mordente e senza colpi in canna. Lasciato decantare per qualche settimana, ho riascoltato “Faded Seaside Glamour” dopo aver visto il suddetto gruppo in apertura ai The Veils, ed ecco che avevo capito che non erano i recensori ad incensare troppo, ero io che non avevo capito niente. Certamente non sarà il disco dell’anno, giacché zeppo di riempitivi un po’ manieristici e alcuni episodi troppo grezzi ed approssimativi per rendere l’alchimia di queste 12 canzoni qualcosa se non magico, di tremendamente affascinante; ma i quattro ragazzi se la cavano in maniera più che egregia tra pop accademico, dream-pop (molto velato ma palpabile in episodi come in “Nearer than Heaven” e “Bedroom Scene”) e accenni baggy che rimandano agli Stone Roses o ai più recenti The Music (in “Stay Were You Are” e “On”), sfornando un disco certamente non rivoluzionario ma degno dell’attenzione che sta riscuotendo. Sicuramente i The Delays devono maturare, infatti, i pezzi posti nella seconda parte del disco non riescono a convincere e spesso non vengono ricordati, ma considerando quelle cinque canzoni che aprono “Faded Seaside Glamour”, le premesse sembrano esserci tutte.
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05/05/2004 -
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