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Ghost
Hypnotic Underworld
2004
Ghost
di Hamilton Santià
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Essendo un po’ prevenuti, le premesse non sono proprio accattivanti: un gruppo rock giapponese che sforna un disco di rock psichedelico aperto da un lunga suite strumentale divisa in quattro parti. Sarà il Giappone o l’idea anacronistica di fare del rock psichedelico di stampo ’60-’70 nel 2004? Forse non lo sapremo mai perché ascoltando “Hypnotic Underworld” non vengono in mente tutti i luoghi comuni sulla civiltà orientale o su qualche recupero citazionista di certo rock’n’roll (leggi Warlocks) perché il primo movimento della lunghissima title-track posta in apertura ci rimanda a Robert Wyatt e ai Pink Floyd di “Ummagumma” con idee strumentali degne degli acclamati Motorpsycho. Introdotta da una scarica di percussioni, anche “Hazy Paradise” conferma le contaminazioni floydiane del gruppo, così come “Piper” non può non evocare ricordi della scena Canterbury e Jethro Tull – con una coda strumentale che ricorda i King Crimson - mentre le conclusive “Holy High” e “Dominoes/Celebration for the Gray Days” mescolano suggestioni zeppeliniane (soprattutto di “III”) e sperimentazione che fu propria di Robert Fripp oltre trent’anni fa. Concettualmente, uno dei dischi più importanti dell’anno.
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23/04/2004 -
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