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Daniel Johnston
Fear Yourself
2003
Gammon
di Riccardo Cantone
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Se un bambino di 5 anni potesse scrivere un album pop, probabilmente scriverebbe Fear Yourself. L’ultimo lavoro, risalente ormai al marzo 2003, di Daniel Johnston, personaggio difficile che ha trascorso gran parte della sua vita in cura presso cliniche psichiatriche, è infatti così ingenuo e privo di qualunque sorta di consapevolezza artistica da sembrare quasi la trasposizione in musica di ludiche fantasie infantili e lo sfogo naturale di un adolescente la cui disillusione non può che sfociare in sdolcinate dichiarazioni d’amore. Difficile rimanere indifferenti di fronte all’intensità con cui questo buffo maudit involontario strappa note soffocate al piano e intona con commovente onestà semplici melodie debitrici al lo-fi più stringato e al trasporto enfatico dei Beatles. Una decina abbondante di pezzi che sembrano quindi segreti rubati dal cuore dell’artista più che canzoni da dare in pasto alla fame consumistica delle masse. A dare una forma a queste folli confessioni di una mente “malata” è il limpido genio di Mark Linkous, già noto con lo pseudonimo di Sparklehorse, che impreziosisce con arrangiamenti impeccabili la massa informe del genio di Johnston. Tappeti sintetizzati e una fluttuante sezione d’archi sono lo sfondo ideale di questo fiabesco simposio, rifiniture frizzanti ma non troppo marcate che sdrucciolano quasi senza lasciare il segno. Divertissement piacevoli come Mountain pop e la finale Living it for the moment si alternano a oniriche esplorazioni nei territori del subconscio stile dreampop alla Mercury Rev (Must) e a impietose marce malinconiche (Power of love in primis). In alcuni passi sembra quasi di essere colti dall’allucinazione di un Wayne Coyne sbronzo che canta motivetti no-sense mentre si immagina di ballare sulle punta delle dita dei piedi, vestito di un grazioso tatù alla recita scolastica di fine anno. Fear Yourself affascina e abbaglia semplicemente perché è come l’istantanea di un momento qualsiasi, la testimonianza fedele di come le cose sono e non di come sembrano, un lampo di genuina follia che si può solo accettare, con pregi e difetti annessi.
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21/04/2004 -
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