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Justin Currie
Lower Reaches
2013
Endless Shipwreck
di Francesca Ferrari
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Prima c’erano i Del Amitri, che hanno appena annunciato un tour inglese per l'inizio del 2014 dopo più di dieci anni di silenzio, ora però parliamo dello scanzonato Justin Currie e il suo terzo album da solista. A dire il vero è un peccato che questo cantautore scozzese non abbia più fortuna e sia costretto a lamentarsi delle basse performance dei suoi dischi nelle classifiche tanto da titolare questo suo terzo lavoro “Lower Reaches”. “Lower Reaches” segue il percorso intrapreso nei precedenti “What Is Love For” (2007) e “The Great War” (2010) portando avanti un discorso fatto di languidi accordi pianoforte, chitarre folkeggianti e conseguenze di amori sbagliati. Si tratta di ballate e divagazioni ben studiate sul genere. Del resto ‘l’uomo con niente da fare’ (The Man With Nothing to Do) cantato in The Great War sembra essersi dato da fare e aver combattuto la noia con la scrittura, per concentrare in poco più di mezz’ora, un viaggio andata e ritorno tra la malinconia e la solitudine della Scozia, dove il disco è stato composto, e il Texas, dove il disco è stato arrangiato e registrato. Si sentono musicalmente i due cuori contrapposti. Il country di Oh, My Conscience si scontra con la limpidezza cristallina dell’attacco di Bend to My Will che poi pian piano decolla fino a diventare uno dei pezzi migliori dell’album, e uno dei più radiofonici commercialmente parlando, in cui lo stile di Currie, dalle forti connotazioni pop e cantautorali si riconosce a pieno. Il meglio però arriva con Every Song’s the Same, in cui il musicista di Glasgow da anche lezioni su come scrivere un buon pezzo: “let me teach you how to write a song, the first line must be brief but strong”. Ma del resto ogni canzone meriterebbe di essere parte in causa di questa recensione, c’è sarcasmo, c’è l’amore, c’è il rimpianto, viene addirittura chiamato in causa Jesus e un improbabile canto in falsetto, ma soprattutto c’è Justin Currie, se non lo conoscete dovreste, e allora lo ritroverete riconoscibilissimo dietro ogni nota. Non ci sono azzardi, non c’è niente di meno di quello che ci si potesse aspettare da lui, e non c’è niente di più. C’è la sicurezza di un cantautore quasi cinquantenne che va per la sua strada scrivendo canzoni e chiedendosi perché mai queste si fermino sempre nella parte bassa della classifica, ma continuando a provarci senza compromettere la qualità del suo lavoro. Certo mezz’ora di album non è poi molto, ma il bello è che dalla prima all’ultima traccia sembra passare solo un soffio ed è naturale, non c’è tempo per annoiarsi, ma c’è tempo per perdersi un pochino tra melodie accattivanti e affascinanti da continuare a canticchiarsi nella testa per tutta la giornata.
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20/09/2013 -
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