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Dopo la morte di Fabrizio De André ricade su Vasco Rossi una pesante eredità, quella della difesa degli emarginati, degli ultimi, di chi si sente diverso e non entra mai negli schemi preconfezionati del nostro vivere comune. E su questo atteso nuovo album lui non si lascia di certo pregare, assolve il suo compito con dedizione ed impegno, mostra una grande maturità compositiva e ritrova quello spessore melodico che si era perso nella semplicità eccessiva di alcuni brani di “Stupido Hotel”. No, questo disco si lascia apprezzare per intero, a cominciare dalla “title track” una ballata elettrica scritta con Gaetano Curreri degli Stadio, un brano oltremodo piacevole che stravolge nel testo le obsolete valutazioni morali di ordine corrente e fa riflettere quanti si affannano a dividere il mondo fra buoni dai cattivi , mentre invece esiste “prima il giusto o sbagliato da sopportare”. Il disco vede ancora una volta la produzione attenta di Guido Elmi in cabina di regia ed è stato registrato per metà a Bologna e per metà agli studi Henson di Los Angeles. Apprezzati musicisti americani come Vinnie Colaiuta (ex Frank Zappa ) Michael Landau, Michael Thompson e Stef Burns hanno dato il loro personale apporto ad un album che “suona” benissimo, che denota una unità compositiva sorprendente e che si lascia ascoltare per intero senza sbalzi di intensità o di vena creativa. Molto bella “Anymore” una ballata acustica dotata di un crescendo notevole e davvero proficua anche la collaborazione con Tullio Ferro su “Come Stai ”, “Hai Mai”, “Da Sola Con Te” e su “Non Basta Niente”, una canzone d’amore disincantata e struggente, nella migliore tradizione delle ballate di Vasco, di certo uno dei brani più riusciti del disco. “Cosa Vuoi Da Me” e “Rock and Roll Show” (quest’ultima con Maurizio Solieri alla chitarra elettrica) ci riportano al primo Vasco, animale da palco inaffidabile e impenitente, poco disposto a coniugare il verbo amare e le responsabilità di un legame. Indovinato anche l’impianto melodico di “E… “ e di “Senorita” , due “slow ballads” delicate e sognanti, ma “Dimenticarsi” è a dir poco fantastica con quel “Ho bisogno di te, un bisogno diverso, è che senza di te, io mi sento disperso” che ti entra nella testa, grazie anche alla perforazione cutanea operata dal basso ventrale di Tony Franklin. Il finale è lasciato ad “Un Senso” già inserito nella colonna sonora del film “Non Ti Muovere” e che si rivela un piccolo capolavoro, un inno dalla coralità innata, che contiene la “summa” della filosofia esistenziale di un Vasco sempre più disperato e poetico, con quel suo “ voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha”. Disco di grande impatto melodico, viscerale ed elettrico al punto giusto, album che rinnova la leggenda di Vasco Rossi: di uno come lui c’è sempre tanto bisogno.
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