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The Shins
Chutes Too Narrow
2004
Subpop
di Hamilton Santià
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A due anni dal debutto “Oh, Inverted World” tornano gli Shins, quartetto pop americano proveniente dalla desolata Albuquerque diviso tra lo-fi (potrebbero essere annoverati tra il centinaio di gruppi musicali post-Pavement) e un’attitudine minimale che riesce a far accostare i quattro ai gallesi Gorky’s Zygotic Mynci o ai conterranei Okkervill River. Le canzoni di questo secondo “Chutes Too Narrow” non brillano sicuramente per eccessiva originalità in quanto si tratta di quel pop-rock elettro-acustico con arrangiamenti scarni ed essenziali che fondano il loro intreccio su chitarre arpeggiate e sintetizzatori analogici (come in “Those to Come”) o linee melodiche alla R.E.M. – che possono essere sentite in “Kissing the Lipless” o in “So says I” – che certamente non significheranno mai nulla di effettivamente ed oggettivamente rivoluzionario per la storia della musica pop indipendente; ma ai Nostri sembra non interessare affatto il discorso, visto che la semplicità dei loro arrangiamenti rende il lavoro fruibile e molto coinvolgente. Sono solo 10 canzoni per mezz’ora appena di disco, ma il pop sghembo proposto dagli Shins è talmente perfetto, fresco e… come dire… la-la-la (!!!) che la voglia di cliccare sul tasto “play” del lettore non appena le note di questo piccolo grande disco volgono al termine è tanta, ma così tanta da farti immedesimare nel paesaggio fantasioso della copertina e da farti ascoltare in rotazione continua questi brevi raggi di luce. La-la-la.
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06/04/2004 -
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