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Da un paio di mesi a questa parte sono preda di un fenomeno senza precedenti: mi si accumulano sulla scrivania CD ultraquotati quali Franz Ferdinand, Blonde Redhead, Squarepusher et alia, di cui rimando l’ascolto a data da definire, e un solo album, anzi due - chè “Aw Cmon” e “No You Cmon”, a detta degli autori, NON devono essere definiti un doppio - fanno la spola sul mio lettore CD senza che io senta la minima necessità di sentire alcunchè di diverso. Aiuto! I Lambchop si sono impossessati della mia vita, è come se avessi raggiunto una sorta di nirvana indie-rock (niente, ovviamente, a che vedere con “quei” Nirvana, dato che i Lambchop sono esattamente il loro opposto da un punto di vista stilistico-filosofico-musicale) e (fatto grave) solo la notizia che l’ultimo album di David Byrne contiene una cover della immensa “The Man Who Loved Beer”, firmata manco a dirlo da Kurt Wagner dei Lambchop, è riuscita a risvegliare per un millesimo di secondo il mio interesse per quanto continua ad accadere all’esterno. ------------------ Eppure, di primo acchito, questi – rispettivamente – ottavo e nono album del collettivo di Nashville che ruota intorno alla figura del compositore, cantante ed assemblatore Kurt Wagner, parrebbero un esercizio di autoindulgenza alla Prince o, ancor peggio, alla Guns’n’Roses epoca “Use Your illusion”. E il capolavoro dei Lambchop, probabilmente, continuerà a restare il più compatto country-soul “Nixon” del 2000, mentre la critica più snob continuerà a difendere le virtù delle opere “indie” del primo periodo, quali “I Hope You’re Siting Down” o “How I Quit Smoking”. Tutto vero. Ma l’eccezionalità di “Aw Cmon” / “No You Cmon” è quella di non essere solo un (doppio?) album di fantastica musica a tutto campo, ma di riuscire a fornire una complessiva rappresentazione della melanconica, depressiva ma alfine ottimista visione di Kurt Wagner, come mai gli era riuscito prima. Risultato non di poco conto, perché le liriche di Wagner continuano a restarmi oscure e, a tratti, indecifrabili, troppo disseminate di “in-jokes” per essere totalmente penetrate. Si percepisce che si parla di rapporti sentimentali sul filo del rasoio, di amicizie coltivate sul “porch” di fronte a casa, di “piccole” esistenze che si consumano giorno dopo giorno; Wagner, però, si mantiene ermetico, ed è difficile individuare con precisione i perché e i percome di ciascuna situazione. In definitiva, però, è il “feeling” quello che conta, e quello filtra, eccome se filtra! --------------- “Aw Cmon” / “No You Cmon”, peraltro, espande magnificamente il già noto canone country-soul-jazz dei Lambchop, per per fare posto anche a venature lounge, alla bossanova, al gospel-doowop ed ai soundtracks hollywoodiani. Sono ben 6, peraltro, i brani strumentali qui presenti, alcuni dei quali tratti da una colonna sonora che è stata commissionata a Wagner per l’antico film muto di F.W Murnau “Sunrise” del 1927. Niente paura: sono tutti molto brevi, belli ed essenziali, alcuni swinganti in stile C&W (“Timothy B. Schmidt”), altri (“Sunrise”) più tipicamente adatti ai titoli di apertura di un blockbuster hollywoodiano o addirittura ispirati a John Barry e Angelo Badalamenti. ----------------- Aldilà di questi inserimenti ex-novo, è stato detto (e si può confermare) che “Aw Cmon” / “No You Cmon” è una sorta di via di mezzo tra gli ultimi due album dei Lambchop: il country-soul “Nixon” ed il più jazzato, intimista “Is A Woman”. Due brani del primo CD “Aw Cmon” esemplificano i due stilli: “Four Pounds In Two Days” vede Wagner trasformarsi in una sorta di Isaac Hayes dell’epoca “Hot Buttered Soul” ma con le radici ben piantate a Nashville, mentre “Women Help To Create The Kind Of Men They Despise” è jazz puro, doloroso e intimista. Non c’è in realtà molta differenza tra “Aw Cmon” e “No You Cmon”, ma se proprio devo scegliere, preferisco il secondo a motivo del suo songwriting lievemente superiore, e della sua maggiore varietà: “Nothing Adventurous Please”, a dispetto del suo titolo, è un brano azzardato come i Lambchop non suonavano da tempo, un rocker scatenato (per quanto possano scatenarsi i Lambchop, cioè mai più di tanto) che mi fa pensare, a torto o a ragione, al Nick Cave di “Deanna”; “Shang-A Dang-Dang”, invece, è un gospel-doowop, una vera anomalia, quello che un tempo si sarebbe definito “divertissement”. E gli altri brani sono una “delizia”, per usare un termine che solitamente non fa parte del mio vocabolario ma a cui non riesco proprio a trovare un’alternativa: la catartica “Under A Dream Of A Lie” potrà diventare la nuova “Up With People”, “Jan.24” è uno strumentale mozzafiato di una bellezza cristallina, ed è impossibile trattenere un ghigno nell’ascoltare Wagner dedicare una canzone al suo accendino (nello zompettante alt.country di “About My Lighter”), e questo da un tipo che solo pochi anni fa intitolò un album “Come ho smesso di fumare”, e la cui voce si è arrochita, nel corso del tempo, al punto di diventare a tratti appena intellegibile. Ma anche “Aw Cmon” ha la sua quota di brani superlativi: basti citare lo pseudo-Marvin Gaye di “Something’s Going On” o il limpido pop-jazz di “Steve McQueen”. ------- Per quanto mi riguarda, “No You Cmon” e “Aw Cmon” sono già, rispettivamente, al n.1 e 2 della mia top list del 2004. E credo proprio che quel disco dei Franz Ferdinand dovrà aspettare il suo turno ancora per un bel po’….
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