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The Stills
Logic Will Break Your Heart
2004
Vice Recordings/Atlantic
di Claudio Biffi
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Scoprire che un disco può darti forti emozioni è un piacere che raramente mi posso permettere vista la quantità di musica che ascolto giornalmente, ma per questo primo lavoro degli Stills ho provato gioia nel farmi scorrere addosso le melodie delle loro canzoni. Dire gioia è un vero paradosso perché “Logic Will Break Your Heart” è un disco scuro nel senso puro del termine, sia musicalmente perché si appropria di atmosfere tipiche del sound di Echo & the Bunnymen, degli Smiths o dei Joe Division e sia per gli argomenti che tratta, vicini alle paure dei rapporti con i nostri simili e condizionato dai tragici avvenimenti che giornalmente ci angosciano. Eppure questi quattro ragazzi franco-canadesi hanno del talento da vendere e il fatto di vivere a New York ha sicuramente contribuito ad avvicinarli al sound di band già affermate come gli Interpol o gli Yeah Yeah Yeahs. Ma c’è qualcosa di più intrigante nel loro modo di suonare e il cantante Tim Fletcher è il primo artefice delle diversificate e molteplici interpretazioni dei brani contenuti in “Logic Will Break Your Heart” che ripercorre nel suo viaggio gli stereotipi di gruppi simbolo della passata generazione dark e new wave. Non per niente la rinascita della scena musicale newyorkese è simboleggiata da termini come post punk o new new wave e gruppi modaioli come gli Strokes o gli Interpol ne sono i più chiari esempi sia dal punto di vista del look che da quello strettamente musicale. Niente di nuovo direte voi! Ma anche la pedissequa imitazione dei maestri ha bisogno di una certa applicazione sul campo e il caso degli Stills ne è l’esempio migliore. Brani come “Lola Stars and Stripes” con i suoi riff di chitarre stile Echo & the Bunnymen o dei primi U2 di “Boy” con la sensazione romantica della ricerca di un proprio microcosmo al riparo delle tragedie giornaliere (Lola, Lola / Will the world end, me and you?); oppure “Changes are no good” che riporta in vita le sincopate melodie care ai “New Order” con il rullio incessante delle percussioni e del charleston a supporto delle chitarre fluttuanti nella migliore tradizione dance punk mentre “Love and Death” con il suo giro di basso riprende gli aspetti dark tanto vicini ai “Cure” dove la voce di Tim Fletcher quasi clona quella di Robert Smith. Nel susseguirsi dei brani non mancano chiari riferimenti agli Smiths “Let’s Roll” e agli U2 “Allison Krausse” ma alla fine è chiaro che una prima uscita discografica basata sul riappropriarsi di stereotipi conosciuti non determina la grandezza di un gruppo specie se con solo all’attivo un Ep e se le canzoni contenute in questo Cd sembrano fotocopiate dagli originali “noti”. Eppure le sensazioni sono positive e non possono che far piacere agli amanti del genere, quindi all’erta e intanto per il momento lasciatevi andare alle emozioni perché … logic will break your heart.
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26/03/2004 -
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