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La cosa più bella arriva quasi alla fine del disco. E arriva a sorpresa. La annuncia con vigore un attacco di percussioni che non lascia spazio a dubbi di sorta. E’ un assaggio vigoroso di bossa nova e saudade, tra Brasile e Portogallo, uno scambio di aromi portoghesi, tra le radici portoghesi di Nelly e un ispirato Caetano Veloso. E’ forse questo il momento più folk di un disco che dal titolo, “Folklore”, farebbe pensare ad un lungo bagno nelle tradizioni etniche o in musiche dimenticate. L’avevamo lasciata stordita dal ritornello di “I’m like a bird”, che riecheggiava nelle radio di mezzo mondo. La bella Nelly Furtado ci ha messo un po’ per tornare a farsi sentire, e ha provato a mettere insieme tutte le sue passioni e tutte le sue radici, musicali e non, nel suo nuovo lavoro. La vena metropolitana, quella un po’ “urban” e un po’ hip hop si evinceva già dal singolo “Powerless”, e soprattutto dalle immagini del suo clip (potenza di MTV...), e torna sovente nelle tracce del disco (“Fresh off the boat”, con una curiosa miscela di hip hop e “filastrocca” portoghese). Non mancano le tinte soul, quasi gospel (una su tutte, “Saturdays”, con solo voce e chitarra di Nelly e il controcanto potentemente nero di Jarvis Church). La vena da ballad si affaccia a più riprese, e la più convincente appare “The grass is green”, non troppo convincente, però potrebbe risultare, per certi palati non avvezzi al pop da MTV. Se “Island of wonder”, il pezzo di cui si diceva in apertura, resta il momento più magnetico e denso di sapore, grazie anche al supporto di Veloso e alla magia che sa di melanconico fado della lingua portoghese, c’è spazio anche per momenti quasi trip-hop, con la ritmica ipnotica di “Build you up”, ad esempio. Per cucire i vari sapori la scelta dei suoni si è allargata non poco: l’apertura del disco è affidata ad una orchestrazione magistrale dei Kronos Quartet, un po’jazz, un po’ classica, un po’da west side story, ma praticamente in tutti i brani suonano il banjo e il mandolino, che danno un aroma folk all’impasto sonoro. Ma accanto a chitarre acustiche molto pulite, pianoforte e tappeti di organo, gli interventi elettronici e gli “scratching effects” cercano il contrappunto creativo che sappia di attuale, contemporaneo. Nelly insomma non rinuncia praticamente mai a strizzare uno dei suoi meravigliosi occhi verdi, in parte a sonorità da mainstream pop contemporaneo, e in parte ad una comunicazione sonora che cerchi di essere un po’ più ricercata. A risentirne forse, un po’ trascurate, sono le storie che racconta in musica, la stesura dei possibili racconti: “Try” diventa un quadretto quasi “rurale” riuscito nella liriche, più che altro grazie al video clip (ancora MTV…!), che lo trasforma in una storia di terra arida che arriva da un’ altra epoca, forse suggerita da una parola “seeds” che sa tanto di raccolto e di semina. Poi altre immagini, più che altro rapidi flash, soprattutto di vita urbana, ma ciò che resta è soprattutto la voglia di comunicare una vitalità energica, molto forte, che indubbiamente ha bisogno di poche misurate parole. Se voleva tirare fuori un buon album di musica pop, insomma, Nelly Furtado probabilmente c’è riuscita, con i suoi pregi e difetti. D’altronde, a pensarci bene, la musica pop, non è altro che musica “popular”, quindi popolare: in fondo non è poi questo lo spirito “folk”?.
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