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Lunedì 15 marzo 2004, ore 18.10. Entro in un megastore di musica e vedo le sagome da tutte le parti, a celebrarne l’uscita discografica dopo un periodo di silenzio costellato da controversie legali con le major. I cartoni che vedo da una parte all’altra del negozio riproducono semplicemente la copertina di “Patience”: George Michael seduto su un divanetto bianco, vestito in modo elegante nello stile che di solito lo contraddistingue, lo sguardo rivolto verso il basso e un’espressione (quel poco che si vede) enigmatica. Parto all’ascolto delle tracce del disco, che si apre proprio con “Patience”, canzone sull’incomunicabilità, sulla confusione che regna nel mondo, ma anche sul grande dono della pazienza, perché quando guardi negli occhi di un uomo paziente “there’s a piece of God staring back at you” (c’è una traccia di Dio che ti guarda di rimando). Segue il singolo apripista che da qualche tempo viene passato in radio, vale a dire “Amazing”, ha un motivo che ritrovi subito come orecchiabile e familiare, con la voce di George avvolgente e carezzevole. La terza traccia, “John and Elvis are dead”, parla di un uomo finito in coma nel ’75 e che si risveglia trovando che grandissimi personaggi come John (Lennon), Elvis (Presley) o Marvin (Gaye) sono morti, tanto che arriva a pensare di chiedere al medico di rimandarlo in coma. La canzone passa attraverso domande di una certa importanza: attraverso l’amico tornato alla vita, George si chiede come sia possibile che Gesù sia vivo se Elvis, John e tutti gli ideali da loro rappresentati sono morti. Anche le ragazze sembrano tutte uguali, come se nulla importasse loro delle lotte fatte dalle loro madri per affermare la loro diversità ed identità. La traccia si conclude con una nota decisamente negativa, con George che risponde agli interrogativi dell’amico, chiedendosi se è poi vero che Gesù è ancora vivo e se ci verrà a salvare, dal momento che “peace, love and Elvis are dead” In “Patience”, George parla spesso di Dio e di religione: è una presenza che si rincorre in tutte le tracce, anche in quelle più movimentate ed elettroniche. Spazio anche per sonorità da dancefloor, con ritmi elettronici, decisamente adatti per ballare. E spazio anche per una nota molto personale con “Please send me someone (Anselmo’s song)”, dedicata al compagno morto di AIDS anni fa. Nell’album si rincontrano anche “Freeek!” e “Shoot the dog” -- di cui ricorderete i video: il primo con un George tutto muscoli e tanto cattivo gusto, il secondo con Blair cagnolino di Bush, Beckham, l’arbitro Collina e lo stesso George che ballava con la regina e il principe Carlo -- canzone che, alla sua uscita, provocò varie reazione e fece finire George nella lista nera di chi non era così d’accordo con lo schieramento anglo-americano. Le due canzoni trovano su questo album una versione rielaborata, pur senza allontanarsi troppo dall’originale. La chiusura è affidata a “Through”, che inizia come una sfida, con George che canta di come tutto l’odio l’abbia fortificato e gli abbia fatto vedere le catene cui lui stesso si è incatenato. C’è un’esortazione a vergognarsi per tutte le infamie commesse e per “all this cruelty and money instead of love” (tutta questa cattiveria e soldi invece che amore). Il disco si chiude come con una dissolvenza a dirci che, per come vanno ora le cose, non sembra proprio che stiamo andando in una buona direzione. Secondo le dichiarazioni di George, questo potrebbe essere il suo ultimo album vero e proprio. Michael ha infatti detto che ormai ha guadagnato una fortuna, quindi non ha più realmente bisogno di lavorare per vivere. Proprio per questo motivo ha dichiarato che in futuro potrebbe decidere di vendere la sua arte via web, e il ricavato da queste vendite andrebbe in beneficenza. L’intento è senza dubbio nobile: staremo a vedere.
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