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Prima di procedere alla presentazione di “Piccoli fragilissimi film”, il nuovo lavoro di Paolo Benvegnù, sarebbe opportuno elencare, almeno per sommi capi, le principali tappe della carriera di questo artista, il cui nome e la cui musica sono direttamente riconducibili agli Scisma, storica formazione dell’alternative-rock italiano, scioltasi di recente. Benvegnù ne è stato leader, chitarrista-cantante e “mente” per alcuni anni. Musica inquieta, la sua, attenta agli stati d’animo, sensibile a tutto ciò che concerne il vissuto quotidiano, in grado di cogliere il senso della vita attraverso le piccole cose, i piccoli mutamenti e definita, proprio per questo, dal suo stesso autore “ipersensibilismo” (un termine mutuato dall’opera dello scrittore cult Charles F. Breenwich). Gli Scisma hanno rappresentato una delle più interessanti novità del genere alternative-rock negli anni a cavallo fra il 1995 (esordio del loro primo album “Bombardando Cortina” – autoprodotto) e il 2000 (anno del loro scioglimento). Alternative-rock, certo, sostenuto e persino audace, ma mai astruso o cerebrale. Ed ancora, dopo “Rosemary Plexiglas” del 1997 ed “Armstrong” del 1999, una serie di partecipazioni a rassegne, festival, tour e concerti di risonanza nazionale ed internazionale (“Rock Targato Italia”, “Arezzo Wave”, “European Connection”, “Le printemps de Bourges”, ecc.) con riconoscimenti e premi di varia natura, nonché apparizioni sui principali network televisivi (MTV, Videomusic, ecc.). Successivamente Paolo Benvegnù si mette in proprio. Notevoli alcune collaborazioni, ad esempio quella con il musicista fiorentino Marco Parente, col quale compone un collage musicale per lo spettacolo “Anima in Vinile” del gruppo di danza contemporanea Manuela Bondavalli, oppure quella con gli Ustmamò (“Tutto Bene”), gruppo sostanzialmente affine per carattere ed ispirazione musicale agli Scisma, ed ancora un’apparizione come cantante e attore nell’ambito dello spettacolo “Le avventure di Pinocchio” della compagnia teatrale Mannini-Dall’Orto, nonchè la produzione di una compilation di gruppi bresciani e “dulcis in fundo” una recente cooperazione televisiva con Davide Riondino e Stefano Bollani. Insomma un artista polivalente, che ama guardare alla realtà con libertà di pensiero e buon senso, in modo del tutto soggettivo, cercando di affermare la propria verità senza tuttavia cadere nell’errore di rinchiudersi nella presunzione di aver tutto compreso, errore che significa dopotutto – inevitabilmente – disillusione. Ed ecco finalmente l’attesa realizzazione di “Piccoli fragilissimi film”, esordio dai toni senz’altro pacati, rispetto al muro di chitarre degli Scisma, che sembra strizzare l’occhio alla tradizione del songwriting italiano e scegliere la via dell’introspezione, della confessione, del sentimento. Musica tenue e rilassata, che pare invitarci ad una meditata riflessione sulla vita, ma soprattutto musica equilibrata, costruita con eleganza e metodo, tenendo conto dell’armonia complessiva dei brani, elaborati sia attraverso momenti di lirismo e introspezione, sia attraverso progressioni ritmiche, pause di riflessione e attimi di ricerca sonora. I brani si rincorrono l’un l’altro come spezzoni di film, brevi rappresentazioni della vita, piccole fragili intuizioni: “Suggestionabili”, “Il sentimento delle cose”, “Il mare verticale”, “Io e te” e via di seguito, in un avvicendarsi di svolgimenti melodici e riflessioni. Lo accompagnano Fabrizio Orrigo al piano, Massimo Fantoni alla chitarra, Gionni Dall’Orto al basso ed Andrea Franchi alla batteria. Dunque un CD a dimostrazione di un “continuum” fra passato e presente, che recupera parte delle tematiche, dello stile e dell’energia degli Scisma per volgerli tuttavia in una forma più tenue e meditata, ricca di novità, trasformazioni e analisi interiore.
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